Tutti sanno che per “nature morte” s’intendono le rappresentazioni che hanno come protagonisti autonomi della pittura gli oggetti, naturali o artificiali, e non la figura umana. E’ anche noto che questo genere si è sviluppato nell’Europa del tardo manierismo e primo barocco, nelle Fiandre e nei Paesi Bassi, in Germania, in Spagna e in alcuni stati della penisola italiana, si pensi a Jan Bruegel e Vermeer, Rembrandt, Caravaggio e Velazquez.
Pochi sanno, però, che la “natura morta pura”, quella cioè che abiura completamente la figura umana dalla rappresentazione, non è nata nelle Fiandre, com’è luogo comune credere, ma in Lombardia. Ecco, allora, che la mostra di Palazzo Reale a Milano acquista un alto significato storico e divulgativo, mettendo in risalto, nelle prime sale, due dei più grandi protagonisti della natura morta arcaica: Fede Galizia e Panfilo Nuvolone.
Il particolare floreale dell’“Alzata con prugne, pere e una rosa” della Galizia (1602) è il simbolo della mostra, ma tutta la tela emana infinite sensazioni, anche tra loro discordanti: “Il tempo che si ferma, la bellezza che se ne va, ma che è ancora nel quadro, che sarà lì per sempre…l’intimità e la desolazione dei pomeriggi solitari di una donna milanese a inizio ‘600” (Flavio Caroli, ideatore dell’esposizione).
Le sezioni successive sono dedicate ai temi peculiari dei soggetti rappresentati: le composizioni floreali, e ai fiori sono spesso associati i frutti quale augurio di abbondanza, la rappresentazione della cucina, colta nelle grandi inquadrature di Evaristo Baschemis, e gli strumenti musicali, con le tele di Munari a primeggiare.
Al termine del percorso di visita una sorpresa: gli straordinari modelli tridimensionali di fiori e frutti del piemontese Francesco Valletti.
Una sola nota stonata, peccato manchi la celebre “Canestra di frutta” di Caravaggio, conservata a pochi passi, alla Pinacoteca Ambrosiana!
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