Dopo il clamoroso successo di pubblico e, in parte di critica, delle mostre dedicate a Pablo Picasso(oltre quattrocentomila visitatori con punte di cinquemila al sabato!) e di Segni e Sogni della Terra, Palazzo Reale propone un’altra iniziativa che, con ogni probabilità, diverrà l’evento culturale principe della prossima primavera estate: il Neoclassicismo in Italia. Le colossali dimensioni della mostra – oltre quattrocento opere, duecentocinquanta diversi prestatori, tremilacinquecento metri quadrati di spazio espositivo – da un lato potrebbero spaventare un incauto visitatore, dall’altro sono testimonianza del grande impegno profuso dal Comitato Scientifico capeggiato da Fernando Mazzocca. Proprio dalle parole di quest’ultimo, durante la conferenza stampa di presentazione della mostra, emerge il grande rigore scientifico e lo spessore culturale che sta alla base della manifestazione; il mondo neoclassico, così importante per una città come Milano, verrà infatti analizzato in tutte le sue diverse sfaccettature, senza trascurare le cosiddette arti minori, che proprio nella seconda metà del Settecento conobbero uno splendore forse mai raggiunto.
Un’altra delle ragioni che rende questa mostra un momento davvero importante nella vita culturale milanese, è l’occasione di vedere finalmente restituite al loro originale splendore le Sale del Piano Nobile di Palazzo Reale, dopo il devastante bombardamento del 1943; con giustificato orgoglio le Soprintendenti Caterina Bon Valsassina</b e Carla Di Francesco hanno rimarcato lo sforzo compiuto per ridare al pubblico milanese un tale gioiello neoclassico, in particolare poter ammirare la famosa Sala degli Arazzi, con le Storie di Giasone, arazzi tessuti da Michel Audran, su cartoni di Francois de Troy.
Sarà anche l’occasione per poter vedere pezzi rarissimi di grandi artisti; il genio di Canova verrà rappresentato da preziosissimi bassorilievi di proprietà della Cariplo, importante sponsor della manifestazione, mentre la influente cerchia degli artisti tedeschi, che accompagnarono Goethe nel celebre viaggio in Italia, avrà in Mengs l’ artista più rappresentativo.
E’ comunque arduo fare un benché minimo elenco degli artisti presenti: le dimensioni e gli orizzonti artistici della mostra sono talmente ampi che per un nome citato un altro viene colpevolmente trascurato. Ciò che invece importa è il grande rigore scientifico che sta alla base dell’evento (rigore che troppo spesso è trascurato per motivi puramente commerciali): sia da un punto di vista cronologico che da quello logistico sono stati fissati dei paletti ben precisi.
Le opere sono tutte datate nella seconda metà del Settecento (viene dunque escluso lo Stile Impero) e sono state tutte eseguite in Italia. Tale impostazione ha l’indiscutibile merito di rendere omogenea la gran massa di opere esposte, dando una panoramica davvero completa di un momento storico per troppo tempo trascurato e dimenticato.
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Meraviglioso...grazie!
Molto bravo Luca Scalco. Finalmente una mostra che presenta anche oggetti delle arti minori. Mi vien voglia di venire su a Milano apposta!