Le tele di una semplicità quasi ascetica allineate sulle pareti della galleria appartengono alle serie deiTerremoti e degli Orizzonti e si collocano al termine dell’evoluzione artistica di Mario Nigro (Pistoia, 1917 – Livorno, 1992).
L’attività di Nigro è scandita da cicli successivi, caratterizzati da un processo di continua semplificazione delle forme e da un costante amore per la geometria. Alla fine degli Anni ’40 aderisce al MAC (Movimento Arte Concreta), optando per un’arte non figurativa, che utilizza forme e colori per dialogare con la mente dello spettatore, non semplicemente con il suo sguardo. Negli anni ’50 realizza la serie Spazio Totale, opere nelle quali la tela è coperta da un fitto reticolo di linee colorate, segmenti che si
I titoli delle opere, riferendosi alle categorie di “spazio” e “tempo” evidenziano le intenzioni dell’artista: indagare l’assoluto. I filosofi “lavorano” con “spazio” e “tempo”, interrogandosi sui perché dell’esistenza. Nigro rivendica anche all’arte questa capacità. Sono gli anni in cui la sua attività artistica ricerca un equilibrio tra la componente razionale e la sfera emotiva.
Negli anni ’80 Terremoti e Orizzonti rappresentano una doppia svolta: da un lato Nigro accentua il minimalismo, sulla tela rimangono solo pochi segni, dall’altro l’indagine sembra ripiegarsi sull’io, diventa più intima e personale. In particolare i Terremoti sono tele di un bianco abbagliante, con una stesura cromatica piatta, attraversate da una linea verticale spezzata, a volte una striscia larga di colore, una sorta di fulmine. Nascono, ricorda Nigro, dall’impressione che ricevette dalla
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