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fino al 11.IV.2003 | Mario Nigro – La rarefazione del segno | Milano, A arte Studio Invernizzi

di - 19 Marzo 2003

Le tele di una semplicità quasi ascetica allineate sulle pareti della galleria appartengono alle serie deiTerremoti e degli Orizzonti e si collocano al termine dell’evoluzione artistica di Mario Nigro (Pistoia, 1917 – Livorno, 1992).
L’attività di Nigro è scandita da cicli successivi, caratterizzati da un processo di continua semplificazione delle forme e da un costante amore per la geometria. Alla fine degli Anni ’40 aderisce al MAC (Movimento Arte Concreta), optando per un’arte non figurativa, che utilizza forme e colori per dialogare con la mente dello spettatore, non semplicemente con il suo sguardo. Negli anni ’50 realizza la serie Spazio Totale, opere nelle quali la tela è coperta da un fitto reticolo di linee colorate, segmenti che si intersecano e si spezzano, con un potente effetto dinamico. A metà degli anni ’60 Nigro giunge al ciclo denominato Tempo Totale: “le sue trame reticolari si riducono sempre più a serie di linee che descrivono attimi più che luoghi”. Le composizioni sono rigorose e pure.
I titoli delle opere, riferendosi alle categorie di “spazio” e “tempo” evidenziano le intenzioni dell’artista: indagare l’assoluto. I filosofi “lavorano” con “spazio” e “tempo”, interrogandosi sui perché dell’esistenza. Nigro rivendica anche all’arte questa capacità. Sono gli anni in cui la sua attività artistica ricerca un equilibrio tra la componente razionale e la sfera emotiva.
Negli anni ’80 Terremoti e Orizzonti rappresentano una doppia svolta: da un lato Nigro accentua il minimalismo, sulla tela rimangono solo pochi segni, dall’altro l’indagine sembra ripiegarsi sull’io, diventa più intima e personale. In particolare i Terremoti sono tele di un bianco abbagliante, con una stesura cromatica piatta, attraversate da una linea verticale spezzata, a volte una striscia larga di colore, una sorta di fulmine. Nascono, ricorda Nigro, dall’impressione che ricevette dalla Tempesta di Giorgione: il lampo di luce bianca che illumina il fondo della tela di Giorgione è la sintesi che Nigro fissa nella sua memoria. Negli Orizzonti la tela bianca o celeste tenue è attraversata da una linea sottile, che parte dal margine sinistro e si interrompe prima di arrivare all’estremità opposta del supporto: questa interruzione suggerisce il divenire, l’idea di qualcosa che non è finito, ma in continuo movimento. Se chi guarda si allontana dalla tela, la linea diventa sempre meno visibile fino a scomparire, proprio come l’orizzonte, evocando una dimensione vasta e irraggiungibile. La rigida impostazione geometrica delle prime ricerche dell’artista cede il passo a linee a zig zag e a sequenze di segni incerti. L’equilibrio tra ragione e sentimento sembra essersi frantumato (a favore dell’emotività?), polverizzato come le linee degli Orizzonti. Come dire che non esistono risposte definitive, ma solo il dubbio.
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Il sito di Arte Invernizzi

antonella bicci
visitata il 10 marzo 2003


Mario Nigro. La rarefazione del segno
Dal 27/02/2003 all’11/04/2003
A arte Studio Invernizzi, Via D. Scarlatti 12, Milano
Tel. e fax 02/2940285, e-mail: aarteinvernizzi@tin.it
Ingresso libero
Orari: da lunedì a venerdì 10.00-13.00 /15.00-19.00
Catalogo disponibile in mostra


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