Quando Gianni Asdrubali dipinge non conosce libera interpretazione. Gli assiomi della geometria piana, infatti, vengono liberati dalla loro carica prigioniera e interpretati al nuovo nelle sue opere. Asdrubali quando dipinge conosce ed esplora. Quel che l’artista scopre è nell’idea seguita dal tratto, oppure nella tela che sottostà al concetto di spazio. Con una tecnica potente di irraggiamento del colore, l’artista viterbese segue la propria pennellata per far perdere le tracce. Per cancellare le orme di quel che annullandosi macchia. Lo spazio. Quella superficie tesa e frontale che ospita le sue ispirazioni, nelle stanze cubiche della Galleria Artra.
I lavori si presentano con una rete larga di colore scuro che spande potente e ripetitiva, su frammenti spezzati di tela e di tavola. La sua è una tecnica di ripetizione modulare che segue un unico un motivo a nidi intrecciati. In questo modo predilige la stesura di acrilico e inchiostro dilatandolo a toghe larghe. A Milano l’artista ha scelto di esporre gli ultimi lavori con una disposizione insolita, se si fa un paragone con sue precedenti personali. In questo caso il montaggio si presenta come una concatenazione di tele. Ogni pezzo sembra legare con quello vicino, spezzandosi. Questo perché il nero diventa legame di una nuova unità di misura. E chi osserva, dunque, viene spostato. Ma non spaesato. Lo scuro rigoroso scelto per gli ultimi lavori, infatti, diventa l’ombra di quel che viene chiamato Stoide.
L’artista si fa testimone di più passaggi che cambiano lo spazio e le sue direzioni. E ogni concetto di rappresentazione diventa spazio che sostiene lo spazio, come ama ripetere Asdrubali. Un insieme di paesaggi inquieti che hanno il compito veloce di sostenere. Il rapido sostegno di una geometria che usa il limite come un infinito, spalancando i percorsi.
ginevra bria
mostra visitata l’8 febbraio 2006
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