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Fino al 12.IX.2015 | Giovanni Frangi, La legge della giungla | M77 Gallery, Milano

di - 6 Luglio 2015
Chi dice che la “legge della natura” debba essere per forza legata alla sfera delle stagioni, del passare del tempo, al rapporto con l’uomo e la terra? Di certo non Giovanni Frangi, che alla sua personale milanese (dopo diversi anni di assenza) alla galleria M77, ci mostra una natura decisamente più brillante, più metropolitana, nonostante natura sia.
Un universo di forme cangianti in 24 nuove tele, concepite apposta per l’occasione.
«È stato un progetto impegnativo, ma l’abitudine a lavorare su grandi formati mi ha messo a mio agio in un ambiente molto freddo, pulito, essenziale e dunque adatto per un lavoro ricco cromaticamente», dice Frangi. Già, perché il contesto minimale di M77, spazio milanese ai confini orientali della città, fa da cassa di risonanza per la lucentezza di colori, di forme che ricordano fogliame, alberi (al piano terra) e il non facile soggetto delle ninfee (al piano superiore): in entrambi i casi sono esplosioni, dal nero, dal blu, dal rosso, da fondi di tessuto già colorati.
Anche questo punto è decisamente importante per leggere nella chiave corretta “La legge della giungla”: «Ho scoperto che anche Degas, uno dei Maestri a cui guardo maggiormente, aveva realizzato una serie di disegni utilizzando fogli colorati, riducendo così l’intervento pittorico e predeterminando in qualche modo la resa del quadro», ci racconta l’artista.
In effetti è una scelta che si configura non tanto sul piano del ready-made, quanto su un dialogo tra originalità (la mano del pittore, la pennellata, la creazione di una forma) e la freddezza di un supporto pret-a-porter che diviene il perfetto fondo per l’olio: un’esperienza, questa mostra, che porta Frangi sempre più verso l’astrazione, definendo così in un concetto la sua pittura attuale, dopo una carriera che l’ha reso famoso per la vena Espressionista delle sue opere.

Non è un caso, infatti, che tutta la pittura di Frangi, quelle che hanno contraddistinto la sua ricerca e quelle di oggi, nascano dalla fotografia: «scatto io stesso, poi archivio e magari ripesco anche dopo anni e nonostante la figurazione oggi sia passata all’astratto il mio metodo è sempre lo stesso, si tratta sempre di fissare un’immagine. Mi interessa il segno come gesto automatico».
Ma come è nata questa mostra? Potrebbe essere identificata quasi come l’ultima tappa di un polittico, che segue le esposizioni “Lotteria Farnese” al Museo Archeologico Nazionale di Napoli; “Alles ist Blatt”, che non caso in lingua tedesca significa “tutto è foglia” (un po’ come tutto è foglio, quando si fa arte), realizzata all’Orto Botanico dell’Università di Padova e “Mollate le vele. Uno stendardo per Jonas” al MAXXI di Roma. E in velocità: il gesto infatti non tradisce ripensamenti, le forme brillanti che emergono dal nero o dal bianco, sono dei percorsi che iniziano e finiscono: «La pittura, per quanto mi riguarda, è come una musica: non si può suonarla a pezzi». E allora via, o si fissa il concetto o si lascia andare, senza riprenderlo, come in una corsa.
Non in ultimo, come detto poco sopra, per Frangi (nato a Milano nel 1959) questo è un vero e proprio ritorno in città, a sei anni dall’ultima mostra al Museo Diocesano, nata dall’esperienza al teatro India a Roma: «Mi fa un effetto forte esporre ora, qui. Milano in questo periodo è una città che sta dimostrando di sapersi tenere in pista tra molteplici offerte di altissima qualità, di cui Expo forse è solo la punta dell’iceberg». Anche questa è legge della natura. Rizomatica, cangiante, di una metropoli che cambia pelle.
Matteo Bergamini
mostra visitata il 26 maggio
Dal 26 maggio al 12 settembre 2015
Giovanni Frangi, La legge della giungla
M77 Gallery
via Mecenate 77
20138 Milano
Orari: da martedi a sabato dalle 11 alle 19
Info: www.m77gallery.com

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