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fino al 12.V.2012 | Aki Sasamoto | Milano, Jerome Zodo

di - 24 Aprile 2012
In una galleria si va per conoscere o riscoprire un’artista, alcune opere si contemplano e sollecitano domande, altre si esprimono con gesti, parole, relazioni, azioni performative efficaci solo nell’attimo in cui si compiono. Da vedere più che da raccontare è Aki Sasamoto (Yokohama, 1980), che dopo la  Biennale del Whitney  e il Moma  Ps1 di  New York è sbarcata a Milano per la prima volta, da Jerome Zodo, dove ha ripresentato l’installazione performativa Secrets of My Mother’s Child del 2009. Nella versione italiana questa perfomance si è arricchita  di vignette e nuovi elementi scenici. Il tema proposto è familiare a tutte le ex adolescenti: il conflitto tra madre e figlia e l’impossibilità di capire le dinamiche e le contraddizioni dei rapporti tra noi e gli altri. In mostra restano le foto che documentano le sue perfomance. Tra queste, seduce per eleganza formale  Cooking show, del 2008, che rappresenta  un affilato coltello, brandito dall’artista mentre squarta una patata. Incuriosiscono le foto che la ritraggono come un abile contorsionista mentre si infila  in una cassettiera vintage o mentre affetta un pompelmo con zoccoli trasformati in coltelli. Più enigmatiche sono le sue mappe psicoanalitiche (come Strange Attractors Diagram del 2010) di relazioni  impossibili tra norma e regolarità, ragione e sentimento, tra  realtà e inconscio.
Altri disegni dal tratto infantile sono stati eseguiti in diretta durante la sua performance del  4 aprile, quando è salita sopra un tavolo ed ha tagliato pompelmi con  zoccoli con lama incorporata, dando senso e vita al suo proteiforme lavoro d’azione sintetizzato con l’installazione-assemblaggio “post-poverista” (ancora in mostra) composta da diversi oggetti e reperti  della quotidianità legati indissolubilmente a gesti, movenze, dialoghi  e scrittura. Da una parte all’altra della galleria l’artista  ha  tirato dei fili, alterando la percezione dello spazio,  e facendo assumere una pregnanza pittorica ai calzini stesi, la cassettiera, lo scrittoio, le mollette e le scarpe con lunghi lacci, che intrecciano  relazioni tra l’io soggettivo e il mondo. In mostra anche un video che è il documento di questa perfomance scandita da movenze propedeutiche, gesti, discorsi recitati e interrogativi irrisolti sulla complessità dei rapporti umani.
Sasamoto, dunque, ha ereditato gli elementi della teatralizzazione del gesto giapponese ed ha rivisitato il Mitate, l’arte della citazione che vede nella disposizione di oggetti una concretizzazione  materiale di immagini popolari e mitologiche. Senza dimenticare il gruppo dei  Gutai degli anni Cinquanta: i  primi artisti  performativi a trasformare il gesto in azione pittorica.
jacqueline ceresoli 
mostra visitata il 4 aprile 2012
dal 4 aprile al 12 maggio 2012
Aki Sasamoto – Secrets of My Mother’s Child
Jerome Zodo Contemporary
Via Lambro 7 (20129) Milano
Orario: da martedì a sabato, 10.00 – 19.00
Info: +39 0220241935 –
info@jerome-zodo.comwww.jerome-zodo.com

Jacqueline Ceresoli (1965) storica e critica dell’arte con specializzazione in Archeologia Industriale. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente.

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