Flashback a tre anni fa. Nella stessa galleria Mike Kelley presentava un lavoro fantastico per la sua prima personale italiana. Lo spazio della galleria fu trasformato in una bizzarra passerella dove l’artista eseguì una performance dal titolo Runway for Interactive DJ Event. Un’opera che nelle sue molteplici sfaccettature rifletteva il mondo dello spettacolo, della moda, del teatro e che attraverso l’uso di miseri oggetti ne tracimava il senso in un discorso molto più ampio.
Anche in questa situazione Mike Kelley si distingue per eclettismo, concentrando la sua indagine sul significato di pittura e scultura. La mostra è composta da “quadri” realizzati principalmente con tre tecniche: I Carpet Painting sono superfici di tappeti colorati, i Wood Grain sono pannelli di legno sui quali è stata imitata con la pittura
Oltre ai numerosi quadri ci sono tre sculture realizzate con detriti e oggetti che l’artista a recuperato dal letto di un fiume a Detroit. Ciò che accomuna i diversi lavori è la medesima cura verso i materiali impiegati: sono oggetti poveri, recuperati, decontestualizzati o trasfigurati come nel caso dei Wood Grain paintings. In tutti i casi l’idea della materia riciclata sembra centrale, e per materia si intende anche la materia “sociale”, il folkore americano, la sottocultura popolare e le forme di intrattenimento.
Così diventa emblematico del mondo dei consumi il gesto che l’artista compie di dragare il fiume in cerca di piccoli oggetti. Rifiuti senza valore che ben rappresentano questa idea di sedimentazione e di oblìo che volontariamente chiunque perpetra ogni volta che getta l’inutile dopo essersene circondato. E da questa azione di recupero la materia si ridefinisce con un procedimento quasi alchemico.
Nei Memory Wares i minuscoli oggetti perdono la loro tridimensionalità per contribuire a creare un’unica superficie “pittorica”, mentre nelle sculture avviene un procedimento
Mostra affascinante oltre che per i singoli lavori anche per l’allestimento. Chi percorre le stanze della galleria può accorgersi dell’ironia che accompagna una visione distaccata dell’accrochage di lavori. I quadri nel loro insieme possono essere visti come una parodìa delle grandi sale che nei più importanti musei di tutto il mondo vengono dedicate pittori minimalisti, soprattutto americani, con i loro grandi monocromi.
riccardo conti
mostra visitata l’8 ottobre 2003
Un nuovo calendario di appuntamenti dedicati alla fotografia, dagli scatti iconici ai nomi emergenti, per un totale di oltre 500…
Fino al 23 novembre 2026, la mostra “Helter Skelter”, mette in relazione nelle sale di Ca’ Corner della Regina le…
Dal mosaico di cartoline della Spagna alle vibrazioni sonore della Polonia, passando per le performance estreme dell'Austria, un viaggio tra…
La nuova mostra di Galleria Borghese propone un dispositivo critico capace di interrogare i concetti di autorialità, memoria collezionistica e…
Sciopero e proteste attraversano la Biennale Arte 2026 di Venezia: chiusi temporaneamente il bookshop e diversi padiglioni ai Giardini, mentre…
Alla Fondazione Morra Greco, Soraya Checola e Luigi Manzi registrano le risonanze del tufo napoletano per tradurne le frequenze in…