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fino al 13.II.2011 | Cosa fa la mia anima mentre sto lavorando? | Gallarate (va), Maga

di - 19 Gennaio 2011
Come dimenticare il Loden verde di Paolo Consolandi
(Milano, 1921-2010) quando compariva tra gli stand delle fiere d’arte
contemporanea e i galleristi si mettevano a disposizione del decano del
collezionismo italiano? E il suo quadernetto in cui segnava tutto? In cui
ordinatamente appuntava le informazioni che gli venivano fornite o che
ostinatamente chiedeva?
Questa mostra nasce dall’esigenza di commemorare, presto,
e dalla necessità di riflettere, subito, sul contributo intellettuale apportato
da Consolandi alla pratica del collezionare arte.
In mostra permane l’eco di una collezione vissuta, non
stoccata in depositi, non accresciuta per il piacere del numero, ma per il
ragionamento che sottende la scelta. Consolandi non cercava la rassicurante
condivisione di un artista con altri collezionisti, ma inseguiva un primato
personale rispetto alla scrittura di una storia del contemporaneo: “Prima che la storia mi certifichi”,
diceva.
Questo modo di pensare ha fatto sì che la sua collezione
fosse ricca di opere germinali di vari artisti. Ad esempio: un Autoritratto di Giulio Paolini del 1970,
una foto della seconda performance del 1994 di Vanessa Beecroft (VB02), una piccola opera del 1969 di Luciano Fabro (Vera 1960), e
tante altre così. Ma un elenco delle opere non è neanche lontanamente
sintetizzabile in questa sede, trattandosi di circa 200 artisti in mostra.

L’esposizione è articolata in sezioni tematiche che si
fondono, a due o a tre, nei lunghi ambienti rettangolari del neo-insediato
Museo Maga, vanificando però con questa unione l’intento ordinatore della
divisione in temi. Le opere sono poi accostate secondo un principio di
piacevole coesistenza le une con le altre, un po’ come accade nello scegliere
la collocazione di un quadro in una casa.

La raffinatezza di questa collezione si nota nel saper
cogliere in piccole opere l’originalità del pensiero creativo anche in artisti
che trovano la migliore espressione con le grandi dimensioni. Come nel caso di Anish Kapoor (Untitled, 2008):
un piccolo incavo di pigmento rosso a parete che, in soli 40 cm di diametro, ha
la capacità di risucchiare lo spazio circostante e ipnotizzare lo sguardo dello
spettatore.
Discorso a parte meritano i video, mai snobbati dal
collezionista Consolandi: originali, come nel caso di Paola di Bello (Video-Stadio,
1997) o divertenti, come Esseri umani del
XXI secolo
(2005) di Marcella Vanzo. I soliti, del tutto italiani,
problemi allestitivi dei video fanno sì che vengano concentrati perlopiù in un solo
ambiente, senza divisioni interne, creando un sovraffollamento visivo in cui,
ad esempio, l’Arena (2000) di Grazia Toderi accompagna e sovrasta La
nebulosa di Orione
(2002) di Mario
Airò.

Non passa inosservato, a conclusione del percorso
espositivo, l’eloquente ritratto fotografico Famiglia Consolandi (1996) di Thomas
Struth, eredità culturale
dell’antico mecenatismo italico.

Mostra sobria, anche se sovraffollata e poco articolata
nella sua struttura espositiva. Penuria di mezzi? Penuria di spazi? Poco
importa. Va dato atto di grande coraggio alla città di Gallarate e, forse, di
manchevolezza della città di Milano, per essersi lasciata sfuggire un’occasione
così.

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dal 13 novembre
2010 al 13 febbraio 2011

Cosa fa la
mia anima mentre sto lavorando? Opere d’arte contemporanea dalla Collezione
Consolandi

a cura di Francesca Pasini e Angela
Vettese

MAGA –
Museo d’Arte di GAllarate

Via Egidio De Magri, 1 (zona Cimitero) – 21013 Gallarate (VA)

Orario: da martedì a domenica ore 9.30-19.30

Ingresso: intero € 8; ridotto € 5

Catalogo Electa

Info: tel.
+39 0331791266; www.museomaga.it

[exibart]

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