La
si direbbe quasi una predisposizione “genetica”, quella di Steven Aalders (Middelburg, 1959; vive ad Amsterdam). Visto che l’artista olandese non fa
affatto mistero del suo principale nume tutelare: Piet Mondrian. Tanto che, quando gli è stata
offerta l’opportunità di progettarsi la personale al Gemeente Museum di Den Haag, non ha esitato ad affiancare
alle sue le opere del padre del Neoplasticismo, insieme a quelle di Donald
Judd, Frank
Stella, Jan Schoonhoven e altri lavori storici, presi in
prestito dalla collezione permanente in loco.
Più
che sulla forma, la ricerca di Aalders si orienta decisamente sulle possibilità
del colore. Colore meticolosamente autoprodotto con sostanze naturali, con
risultati difficilmente assimilabili a etichette tradizionali, come il tono “greige” di un certo sfondo. È, il
grigio, una “materia” studiata con applicazione, usata ad esempio per far
risaltare meglio, nel suo timbro più profondo (quasi alla Charlton),
impercettibilmente aggettanti dalla superficie di Evening, pezzo di una serie di quattro
sulle diverse fasi del giorno.
Nella
seconda parte dell’esposizione, le note cromatiche più squillanti si smorzano
per lasciar posto all’enumerazione delle possibili coniugazioni del bianco e
del nero. Esperimenti d’impasto che non sono tentativi: lento nell’esecuzione,
il pittore dichiara di dipingere al massimo una dozzina di quadri l’anno.
Rispetto
alle soluzioni passate, dominate dalla verticalità, i nuovi lavori – tradendo
occasionalmente il prediletto formato quadrato – insistono sulla disposizione
cruciforme degli elementi geometrici, spesso “affratellati” da una barretta
condivisa (vedi la serie Gemini). Composizioni che si lasciano leggere anche per assenza,
suggerendo il cerchio nella mancata intersezione fra i quattro bracci, esaltato
dalla luce che batte sulla tela tenuta perfettamente in tensione.
Un
anelito alla bellezza e all’armonia, estraneo al chiasso del mondo, volto alla
strutturazione di uno spazio ideale, disseminato peraltro da titoli eloquenti
quali Cardinal points, Mundus,
Celestial Chart.
Bussole per l’orientamento cosmico, in un discorso stilistico che continua a
seguire tenacemente una direzione intrapresa molto tempo fa.
anita
pepe
mostra
visitata il 1° aprile 2010
dal 23 marzo al 14 maggio 2010
Steven
Aalders – Spring
Galleria Effearte
Via Ponte Vetero, 13 (zona Brera) – 20121 Milano
Orario: lunedì ore 15-19; da martedì a venerdì ore 11-19; sabato su
appuntamento
Ingresso libero
Info: tel. +39 0239198484; fax +39 0240700945; info@effeartegallery.com; www.effeartegallery.com
[exibart]
Dodici lampadari d’artista realizzati in vetro di Murano trasformano Piazza San Marco a Venezia in uno spazio di confronto tra…
SLAP Spazio Lambrate Arti Performative ospita una mostra immersiva che, tra luci e suoni, invita a scomparire: le opere di…
Nel clima di repressione e incertezza che attraversa il Paese, numerosi spazi culturali scelgono di chiudere, tra timori per la…
Un esperimento comparativo tra Jean-Michel Basquiat, considerato il benchmark del contemporaneo, e Gustav Klimt, fresco di record da $ 236,4…
In occasione di ART CITY Bologna 2026, l’arte contemporanea attraversa le mura Casa Circondariale Rocco D’Amato, con il progetto di…
L’appuntamento mensile dedicato alle mostre e ai progetti espositivi più interessanti di prossima apertura, in tutta Italia: ecco la nostra…