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fino al 14.VII.2006 | Weaproof | Milano, Antonio Colombo

di - 16 Maggio 2006

Concetti che si spostano di poco per tornare in minor spazio, diversi e trasformati. Sono i mille sentieri della macchina pittorica, le nuove dimensioni di una metamodernità troppo ansiosa di innovare, ma paurosa della propria identica, ossessiva riproduzione. L’era digitale ci ha abituato a trovare nell’arte, più che radicali cambiamenti, incerti spostamenti. Anche se le innovazioni dei mezzi e dei supporti hanno fatto più volte lanciare urla di “al nuovo-al nuovo”. Così, sei pittori stranieri mettono alla prova il proprio sentire e declinano la contemporaneità secondo diversi approcci alla tela. In questo modo, Wearproof risulta una collettiva tanto esposta alla luce corrosiva del tempo quanto illuviata di freschezza estetica. Tom Fabritius (Radeberg, Germania, 1972), Patrick Hamilton (Lovaina, Belgio, 1974), Jim Harris (Londra 1968), Miki Leal (Siviglia, Spagna1974), Bruno Pacheco (Lisbona, Portogallo 1974), Iski Kocsis Tibor (Kisvarda, Ungheria, 1972). Sei modi di investigare i nuovi segnali dell’arte attraverso i segni ancestrali della raffigurazione pittorica.
Tom Fabritius fa della pittura un miscuglio di tecniche anomale e parossistiche. L’artista usa immagini video o fotogrammi presi dalla vita filmica americana, per poi sdilinquire negli acquarelli le immagini di un sintetico del quotidiano. Attraverso la lente della pittura, la nettezza usuale dei contorni marcati prende un corso docile e straniante, atipico per la riproduzione fedele alla quale è asservita. Patrick Hamilton, invece, unico nel gruppo pittorico ad allontanarsi “in parallelo”, fa parlare quest’ultima con modalità espressive più complete. Le sue tele sono intrecci di pattern ad intento geometrico-decorativo, sui quali si incastrano elementi legati alla tecnica patchwork.

I colori contrastanti e le fantasie marcate fanno dei tessuti scelti un esempio alieno, sperimentale in contrasto con i supporti sintetici dell’arte nelle nuove tecnologie.
Jim Harris, all’opposto, rimane ancorato a quei dettagli che l’occhio non riesce a riprodurre identici e che quindi ha bisogno di fissare. Con la pittura, infatti, al servizio della minuteria, la tecnica si affina e il pennello segue un’estetica della meraviglia. Cespugli, rami, muri, cestini per la carta, diventano così fin troppo reali per sembrare veri. Miki Leal, alla stregua di Fabritius, usa il metro di misura mediatico per rappresentare la quotidianità pittorica. La sua tecnica di montaggio delle immagini inventa un linguaggio serrato, che comporta maggiori movimenti all’interno della sintesi compositiva. Questo artista, nonostante regali incursioni poco varie all’interno della scelta “di tavolozza”, controlla con vertigine le scariche del pennello e restituisce visioni d’impatto alle scene proposte. Bruno Pacheco, rispetto a Leal, invece, fa una ricerca iconografica che ha rimandi più evidenti con la sfera dell’immaginario e dei simboli, presi a prestito dal mondo del gioco. Grazie a questi intenti, la poetica del nuovo diventa una parete pronta a sfondare con forza tanto la tela quanto la stessa presunta staticità pittorica. Infine, a conclusione di un percorso d’assaggio che non ha pretese di completezza nel panorama della pittura, Antonio Colombo presenta un giovane artista bulgaro, Iski Kocsis.

Quest’ultimo, unico fra i suoi colleghi, fa della pittura uno spazio di ricerca per le analogie e le differenze tra tela e pellicola. Riducendo le possibilità immaginarie, quasi infinite, dell’archivio iconocritico attraverso le capacità manuali. Coinvolgendo lo spettatore in paesaggi morbidi e vaporizzati. Come un viaggio guardato dal finestrino di un’automobile.

ginevra bria
mostra visitata il 12 maggio 2006


Antonio Colombo Arte Contemporanea, Via Solferino 44 – 20121 Milano
Orari d’apertura: dal martedì al sabato, dalle 16.00 alle 19.30 – Ingresso libero.
Per info: telefono 02.29060171, web info@colomboarte.comwww.colomboarte.com


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Visualizza commenti

  • ...mmmmhhh, ma cos'è questa mostra? Fango nel fango?
    A furia di cercare di fare cose nuove si rischia di fare cose orride...
    mostra annoiante ed inguardabile...
    meglio i madonnari del naviglio allora!

  • Tutti artista scartati dalla germani e dalla galleria Liga......perfetto come al solito finiscono in italia

  • ricordo la mostra che era penosa, ma colombo di mostre penose ne fa veramente tante ultimamente, soprattutto di pittura inutile... stranamente ogni mostra fatta in questa galleria si trova recensita su questo portale, infatti ancora non capisco come funziona, si paga un tanto al mese? devono piacere le mostre a qualcuno per avere l'articolo? entrambe le cose?

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