Sempre alta la qualità dalla De Cardenas, anche quando presenta un nome ai più poco noto, come l’italiano Flavio Bonetti. Fotografo professionista, con un qualità che pochi fotografi oggi hanno: saper guardare.
In mostra tre lavori dalle grandi dimensioni, tre campi lunghi e lunghissimi che descrivono altrettante ambientazioni, Il Fiume, Il Mare ed il Grande Carro. Vicino a queste grandi vedute d’insieme altre 21 fotografie di dimensioni più piccole, nelle quali si incontrano i soggetti scorsi nelle tre grandi immagini.
Bonetti allestisce un mondo di “cose”. Oggetti inutili, piccoli giocattoli, insetti e quant’altro si possa trovare in un cassetto o su un piccolo scaffale.
Tutte le creature che popolano questo mondo sono trattate democraticamente. Ognuna ha la stessa importanza, sono allineate, niente podismo. Come reclama uno dei piccoli personaggi che mostra un cartello con la scritta:Equal rights for all.
Ma dove vanno tutte queste cose? In particolare il grande gruppo Il Mare (dal sottotitolo giudizio industriale) racconta di un grande esodo estivo, o di una lenta migrazione in vista di una catastrofe.
Proprio quest’ultima interpretazione suggerisce alcune immagine viste negli ultimi anni sul grande schermo, in pellicole come Dinosauri o Ice Age, entrambi film d’animazione che contengono grandi scene d’insieme con dinosauri e mammiferi che migrano istintivamente alla ricerca della sopravvivenza. Erbivori, carnivori, non importa né il sesso né il colore, tutti si avviano in un lento marciare verso un destino comune.
Bonetti racconta tutto ciò con il suo sguardo. L’obiettivo della sua macchina fotografica accarezza ogni piccolo personaggio, si appoggia morbidamente al suolo, e si eleva a volo d’uccello nei due grandi insiemi: Il Fiume, Il Mare. Mentre sono gli occhi umani di chi guarda il firmamento con i piedi ben saldi a terra ne Il Grande Carro
Persino quando Bonetti si concede facili accostamenti le sue foto convincono e fanno “immaginare”. Ad esempio in un dettaglio del gruppo Il Fiume/la Città in cui l’artista ha lasciato intendere la vicinanza tra un gruppo di coleotteri lucenti ed il flusso urbano di automobili all’ora di punta.
E se alcune figure ribadiscono la loro matericità di oggetti concreti che marciano ed arrancano sul terreno, altre sono arrivate a formare costellazioni. Immensi corpi celesti vicini ed insieme lontanissimi. Il grande carro di Bonetti appare all’interno della mostra come un’immagine salvifica, di assoluta elevazione.
Gli oggetti più banali della quotidianità ribaltano non solo la loro dimensione, ma anche il loro senso e il loro agire. Piccoli personaggi dall’aspetto umano, non curanti del destino, perpetrano una piccola esistenza. Un pittore dipinge serenamente sul tetto di un automobile, un cavallo riposa pacifico accanto là vicino.
C’è divertimento, leggera ironia ed anche un amore, “eccessivo” si potrebbe dire, per le centinaia di piccoli oggetti ritratti. Così viene da pensare al folle casting che l’artista ha compiuto per trovare tutti i personaggi del suo “colossal”. Ed infatti, nel catalogo si può scorrere il lunghissimo elenco delle comparse. Non più oggetti, ma personaggi.
riccardo conti
mostra visitata il 13 aprile 2004
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Questa mostra è la chiara dimostrazione che la sign.ra De Cardenas è brava soprattutto ad importare nomi dall'estero, quando deve scegliere con i suoi occhi, diventa un pò miope :)
sono molto belli i nuovi lavori di loris?
Bene! Avete mica già visto le scene composte da Loris Cecchini, Nicola Cioni o da Reinhard Kühl?
Boh - comunque i lavori di Cecchini con i modellini e giocattoli sono di qualche anno fa, anche quelli di Kühl e di Cioni esistono già da un bel po'... e poi ci sono tanti altri che lavorano con i giocattoli. Certo, ognuno a modo suo.
COME MAI LA SIGNORINA DI BERLINO RITRATTA?