Tutto è cominciato da un amore profondo, da un sentimento forte che lega un padre e una figlia. Ingar Krauss, artista berlinese, solamente nel 1990 inizia a fotografare spinto dall’amore per la sua bambina che diventa ben presto la protagonista di ogni suo scatto.
Con il suo apparecchio cerca di fermare in ogni immagine i mutamenti non solo del corpo, ma soprattutto dell’anima, dello sguardo che l’età dell’adolescenza porta con sé. Sono gli anni di lotta, di crescita spirituale, l’età di mezzo in cui ogni ragazzo comincia a diventare consapevole di sé e a ricercare la propria identità. Forti sofferenze e grandi passioni pervadono questa delicata fase della vita di ogni uomo e tutto è visibile attraverso gli occhi.
Così entra nel mondo di sua figlia, ne conosce le abitudini e le amicizie. E in questo universo incontra Hannah, una ragazzina orfana, compagna di gioco della figlia stessa. Immediatamente rimane colpito dai grandi occhi, in bilico tra l’innocenza infantile e l’intensità di esperienze di dolore, di grandi perdite e rinunce. Quello sguardo parla, racconta una storia ricca di eventi che hanno fatto crescere in fretta quella bambina, bruciando alcune fasi importanti di una lenta maturazione. Da questa scoperta comincia la sua ricerca: la vita negli sguardi dei ragazzi dai dodici ai diciassette anni.
Grazie alla vincita di una borsa di studio della Berlin Senate Culture, l’artista decide di andare in Russia per scoprire l’adolescenza vissuta in un orfanotrofio in Ucraina prima e in un due carceri poi. La mostra si sviluppa in tre stanze: le prime due racchiudono foto in bianco e nero che ritraggono i bambini dell’orfanotrofio. Sono ragazzi fotografati in mezzo alla natura: anime segnate, solitarie che non capiscono perché si trovano in quel luogo e si domandano “Perché me?”. Guardando le foto si coglie un certo piacere nel farsi fotografare che si (con)fonde con il non rendersi conto di cosa stia accadendo. I ragazzi che non hanno bisogno di atteggiarsi da adulti, caratteristica tipica di quest’età, perché lo sono già.
Protagonisti dell’ultima stanza, invece, sono i fanciulli di due carceri minorili a Mosca.
anna volpicelli
mostra vista il 7 aprile 2004
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