del disegno e il contrasto con lo sfondo, richiamano anche una delle famose tele di Alex Katz, intitolata January, la cui protagonista è una donna dinnanzi a un bosco d’inverno: immancabilmente lo spettatore non può che domandarsi cosa si celi dietro quell’ermetica espressione e quali pensieri animino le menti dei personaggi. «Mi piace il fatto che il visitatore possa avere un contatto visivo con il ritratto» dichiara l’artista, in un’intervista rilasciata al quotidiano “The Guardian”, e così è, perché lo sguardo efebico di Joshua segue l’osservatore in tutti i suoi spostamenti e lo attrae non solo per il gioco illusorio, ma anche per l’ambigua espressione languida, come se il giovane si offrisse agli sguardi del pubblico. Sono ritratti indagatori, che vogliono esprimere personalità complesse, che però, proprio per queste caratteristiche, coinvolgono ed incuriosiscono perché non si riesce ad individuare quale sia l’espressione iconica che l’artista voglia rappresentare. Potrebbe trattarsi di una celebrazione del misticismo, del narcisismo o per i volti ammiccanti, persino dell’egocentrismo, ma certo è che (così come Gustav Klimt circondò le sue figure di astratte decorazioni geometriche, i Fauves estremizzarono il colore e Picasso, nel ritratto di Geltrude Stein, sperimentò per la prima volta suggestioni cubiste) Mania, attraverso queste opere, concentra l’attenzione sui caratteri “interiori” dell’individuo che permettono di liberare la creatività dell’artista, non più vincolato alla rappresentazione pedissequa della realtà.
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