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fino al 16.IX.2007 | Michele Zaza | Lissone (mi), Galleria Six

di - 25 Luglio 2007

In genere, chi scatta fotografie mutua il reale attraverso le immagini, dando un taglio e un’estensione al simbolico e alle sue, immancabili, vertigini prospettiche. C’è chi, invece, usa la fotografia per fermare, per salvare e infine per ricostruire il permanere del soggetto, estratto fuori dalla negatività, fuori dall’erosione incontenibile del tempo e della storia. Chi fa questo molte volte vede e scatta. Mentre altre volte, invece, realizza, crede qualcosa, quindi scatta e poi, solo dopo, oltre l’atto della presa, guarda attraverso. Creando, involontariamente, ma in presa diretta, una sorta di paesaggio filamentoso. Un binario parallelo fasciato dal non-concluso, dal succube succedersi. È proprio questo il modus operandi di un particolare pensatore di immagini, come ama definirsi Michele Zaza (Molfetta, 1948).
Con la sua ultima personale lissonese, dal sapore lontano, ma dalla carica stravagante, pacata ed esoterica, l’artista ricostruisce una narrazione simbolica muta, ancestrale e per questo ininterrotta. Uno sguardo meditativo su l’immagine e la verità della sua, propria, fenomenologia fotografica. Attraverso il mezzo-fotografia, infatti, Zaza esalta il carattere documentaristico di un corpo umano usato come “traghetto”, un riflesso prolungato, rimesso all’assoluto. Un’emersione dal mutamento del quotidiano. Con Io sono il paesaggio, l’assunto cartesiano del punto sull’esistenza trascende, avvitato, e successivamente ispessito, da uno zeitgeist ancestrale. Uno spirito che fa ritorno su se stesso.
Ecco giustificati, allora, l’uso straniero di colori notturni, stolidi e dilaganti negli sfondi di filmati e fotografie. Ecco spiegate le fisionomie transgender utilizzate per la caratterizzazione dei soggetti/soggetto.

Ed infine ecco trovato il “perché” del cuore semantico di virtuose simbologie cosmogoniche frammiste a materiali semplici, poveri. Cose come richiami del quotidiano che imperversano nel mondo salvando le verità del cotone ovattato, delle stelle viste dal basso, delle molliche di pane e dei sacchi di rafia. La sequenza di otto grandi fotografie, sulla destra, e la scultura/installazione verticale, appesa alla parete sinistra, fanno da guida. Un richiamo, all’ingresso della neonata Galleria Six. I lavori sono, prevalentemente, quelli già presentati durante una scorsa personale dell’artista, esposizione presentata col titolo Paesaggio nascosto, nel 2005. Ma la ricchezza e il respiro espositivo, questa volta, permettono di dedicare parte dell’esposizione anche al contemporaneo, senza trascurare angoli e momenti retrospettivi. Un breve salto, dunque, dai colori smorzati, degli anni Settanta. Tra realtà ed astrazione, quotidianità e inno alla divinità, il linguaggio, seppur fotografico, dell’artista pugliese si fa oscuro e metaforico. Una sorta di danza per un solo dio.

Tante inquadrature che testimoniano il gesto, il ritmo e il rituale di movenze che, forse, data l’eccessiva, silente, compostezza, possono voler dire creazione oppure, al contrario, pacifica distruzione.

ginevra bria
mostra visitata il 30 giugno 2007


dal 15 maggio al 16 settembre 2007
Michele Zaza – Io sono il paesaggio
Galleria Six, Via Giosuè Carducci 10, 20035 Lissone, Milano
Zona Centrale – Orari d’apertura: martedì- sabato: 10.00-19.00, chiuso lunedì, verificare sempre via mail o via telefono – ingresso libero – Per info: tel. 0395960355 – info@galleriasix.com – www.galleriasix.com


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