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fino al 16.V.2009 | Lucio Del Pezzo | Milano, Fondazione Marconi

di - 5 Maggio 2009
L’uomo saggio, che raggiunse la vetta della piramide, dirà che l’armonia del mondo è nella mente, e che “più sali, più la forma della perfezione t’appare rigorosa e necessaria, e più il mondo che esiste lo senti, nel confronto, intollerabile”. La sublime aspirazione di Lucio Del Pezzo (Napoli, 1933; vive a Milano) è qui riassunta nelle parole di Italo Calvino.
Che lavori sul bi o sul tri-dimensionale, l’artista partenopeo intraprende fin dagli anni ‘60 una risoluta scelta di controllo geometrico e cromatico della forma. Prime tracce si colgono nelle opere giovanili, rauschenberghiane, new-dada, congelate da impulsive colate di colore, che aggrediscono collage solo apparentemente disordinati. Sì, perché l’artista tende a monitorare la superficie dell’opera, fin dagli esordi.
Ma non si dica che Del Pezzo è schiavo di un’arte noiosamente disciplinata. Anzi, vi è una sorta di caos calmo nelle sue composizioni lignee laccate: prima si coglie il vigore cromatico, poi i volumi sintetici e il rigore della strategia compositiva, e infine ecco un urlo, gioiosamente folle e incontenibile, provenire dalle opere. Sono composizioni talmente immobili, venerabili altarini, che nella loro irremovibilità celano una tensione.
Accecato dal troppo bianco delle sale della Fondazione Marconi, l’impatto cromatico è ancor più violento sullo spettatore, fino a fargli perdere l’orientamento sull’optical di Grande pavimento (1967). E, nella stessa sala, l’“eterno fanciullo” rispolvera il vasto repertorio del gioco e dell’immaginario infantile con Flipper, Il pallottoliere e Melancolia, unendo una delicata poetica del ricordo alla sapiente lavorazione del legno.

L’artigiano-artista Del Pezzo è un interprete, e se spegne i colori e raccoglie la solennità in Canova, omaggia la Francia con À Paris, con quel gusto napoletano che Montaigne definirebbe “naïveté perverse”. Ma il vero merito di Del Pezzo è quello di esser stato l’autentico erede e prosecutore della pittura Metafisica. de Chirico e Morandi sono stati sapientemente letti e interpretati tridimensionalmente, traducendone in scultura la suggestione sul rapporto fra oggetto e spazio.
Colpisce la monumentale presenza di Casellario 40 elementi (224×350 centimetri), simboli coinvolti in un picchetto politico, impegnati a rivendicare una soggettività che prescinda dal loro implicito significato, così come l’opera d’arte scultorea è unica e irriproducibile. Sono lì presenti, icone orgogliosamente laccate, in rilievo; smesso l’abito del significato, richiamano l’attenzione sull’individualità.

L’ultimo piano della Fondazione è dedicato ai lavori recentissimi (2008-09). De Architectura è un omaggio a storici architetti e un ineluttabile approdo dell’arte di Del Pezzo, le cui figure geometriche astratte e simboliche trovano riferimento nelle forme della realtà, traducendo nella meravigliosa inutilità dell’arte anche la più funzionale espressione dell’uomo: l’architettura.
Sottile ironia anche in chiusura di mostra per un architetto insubordinato, secondo la definizione di André Pieyre de Mandiargues, che ha mostrato come la ricerca di un grande artista sia in perenne evoluzione.

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mostra visitata il 7 aprile 2009


dal 2 aprile al 16 maggio 2009
Lucio Del Pezzo – At Marconi’s
Fondazione Giorgio Marconi
Via Tadino, 15 (zona Porta Venezia) – 20124 Milano
Orario: da martedì a sabato ore 10.30-12.30 e 15.30-19
Ingresso libero
Info: tel. +39 0229419232; fax +39 0229417278; info@fondazionemarconi.org; www.fondazionemarconi.org

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