Dopo la riscoperta della ‘verità ottica’ ad opera di Caravaggio, il seicento esalta la verità dei sentimenti. La Madonna con il passero potrebbe essere il simbolo della mostra, opera che fonde poesia e intensità emotiva e rivela Guercino (Gian Francesco Barbieri. Cento, 1591-Bologna, 1666) uno dei più raffinati e commoventi interpreti della ‘poetica degli affetti’. Un Gesù bambino paffuto tra le braccia di Maria guarda incantato un uccellino; la luce soffusa definisce delicatamente le forme, lasciando in penombra il viso del bimbo, del quale, tuttavia è possibile cogliere la curiosità un po’ titubante. La pennellata è veloce, la cromia vellutata, il tema religioso è trattato con
Le sezioni della mostra illustrano la varietà dei sentimenti: gli affetti quotidiani, le esaltazioni mistiche, amori e pentimenti. Figure solitarie di martiri e di santi si offrono alla contemplazione dello spettatore, attratto dalle tonalità calde, dalle atmosfere rarefatte e dalle vibrazioni luminose con le quali Guercino descrive emozioni e gesti languidi.
Nei ‘recitativi’ due o più figure si fronteggiano accennando un dialogo fatto di sguardi, gesti, braccia che si incrociano, suggerendo il movimento, ma anche la tensione emotiva. Tensioni centrifughe, panneggi e nastri che si attorcigliano in complicate volute, figure appena contenute nella superficie del quadro; scene rese con felicità di invenzione e ricchezza narrativa.
Una mostra dalla quale la pittura di Guercino emerge sensibile e sincera, momento di riflessione di una società che cerca nella verità degli affetti un punto di equilibrio. Il seicento, epoca di contrasti e mutamenti, nella quale un principio e il suo opposto si attraggono alla ricerca di una nuova stabilità. Si osservi Et in arcadia ego.
La mostra documenta le due fasi dell’arte di Guercino, una prima maniera caratterizzata da una pittura ‘di macchia’, nella quale i colori descrivono le forme, lasciando i contorni indefiniti. Una seconda, individuata da un “maggior rispetto per le norme dell’ideale classico” (Sgarbi), propone espressioni dei volti più convenzionali, forme stabili e armoniche. Le tinte, prima calde e romanticamente cupe, diventano più chiare, compaiono tonalità pastello e azzurri luminosi, ottenuti con la preziosa polvere di lapislazzulo, che accendono i cieli e le vesti .
Emblematico il confronto tra la Sibilla di Cento e la Sibilla Persica della pinacoteca Capitolina. Accorata, narrata con una pennellata rapida e pastosa la prima; l’altra è una bellezza classica, immobile in una posa aristocratica e malinconica, descritta con raffinata ricchezza cromatica. Sir Denis Mahon (tra i più appassionati studiosi del pittore di Cento) ha rivalutato la ‘seconda maniera’ di Guercino (spesso vista come il tentativo opportunista di assumere la maniera del Guido Reni dopo la sua morte), ritenendola il risultato di un’autentica crisi interiore. Ci sembra tuttavia che il fascino di Guercino risieda soprattutto nelle opere della giovinezza.
Accanto a Guercino la mostra allinea opere di artisti che ne hanno subito l’influenza e il fascino.
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visitata il 26 settembre 2003
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Belllissime le opere, tra cui molti inediti venuti alla luce solo ultimamente; peccato per l'allestimento sacrificato: le prime sale sono piccolissime, mentre i quadri più grandi delle ultime sono male illuminati (con riflessi) e collocati troppo bassi. Speriamo che a Roma ci siano spazi più ampi e allestitori più bravi.