“E quindi tu vuoi / una pietra levitante / per questo mondo in deflagrazione, / vuoi l’energia più pura / che colpisca diretta / al centro della materia / al centro della pietra / al centro delle montagne / forse pensando (senza ammiccare) / ad un vecchio maestro / su un altro crinale del tempo, / vuoi transustanziare / il peso in luce / la parola in verbo”. E’ questa poesia di Martina Corgnati, nota critica d’arte, ad accogliere il visitatore nella Galleria Ephimera del Chiostro di Voltorre, dove espone, fino al 18 marzo, Giancarlo Sangregorio. La rassegna, intitolata “Dalla pietra levitante al collasso”, propone una decina di grandi sculture – realizzate in gommapiuma e tela dipinta, con nodi e cuciture a vista – che documentano un recente intervento naturalistico dell’artista milanese, ambientato in Val Vigezzo e diventato volume d’arte per i tipi della casa editrice veronese Grafiche Aurora. I lavori in mostra – tre teste di colore bluastro ed un gruppo di soldi geometrici – sono una chiara citazione della ricerca artistica cezaniana, il cui principio fondante era la teoria della rappresentazione del mondo naturale “per mezzo del cilindro, della sfera e del cono”. Non mancano poi riferimenti nemmeno a Leonardo, come spiega lo stesso scultore, quando afferma che il termine “levitante” – che dà il titolo all’esposizione – si ritrova, nel 1519, negli scritti del genio vinciano, con il significato di “qualità di lieve” e “futilità”.
Completano l’esposizione quattro fotografie in bianco e nero di Enrico Cattaneo ed un video di Vittorio Tosi, che mostrano le varie fasi di realizzazione di questo nuovo intervento creativo di Giancarlo Sangregorio, che ha visto la luce, nel 1999, nelle cave di Angola e di Crevola d’Ossola.
L’artista: Giancarlo Sangregorio nasce a Milano, nel 1925. Da giovane, trascorre lunghi periodi in Val Vigezzo dove, inizia a scolpire, come autodidatta, opere in pietra. Compie gli studi classici e frequenta i corsi dell’Accademia di Brera. In quel periodo, inizia la sua partecipazione ad importanti mostre di gruppo e prende parte attiva alle polemiche e manifestazioni delle tendenze d’avanguardia del dopoguerra. Dal 1950, intraprende lunghi viaggi di studio all’estero, in particolare a Parigi. Fino al 1958, soggiorna di sovente in Versilia, dove modella figure in ceramica e lavora il marmo delle Alpi Apuane. In questi stessi anni, segue con grande interesse le proposte dell’arte informale, ma continua ad elaborare gli elementi originali del proprio linguaggio. Da allora, partecipa alle maggiori manifestazioni d’arte internazionale. Espone in Francia, ex-Jugoslavia, Israele, Belgio, Svizzera, Svezia, Stati Uniti, Messico, Argentina e nelle maggiori città d’arte italiane.
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Annamaria Sigalotti
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