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fino al 18.III.2008 | Wynne Evans | Milano, Rubin

di - 4 Marzo 2008
Sebbene le sue figure sembrino calate in una sorta di messinscena e facciano spesso pensare a personaggi di un tableau vivant, Wynne Evans (New York, 1958) non crede che tale suggestione sia programmata. L’intenzione è piuttosto calamitare lo sguardo da punti di vista mutevoli. A volte le figure sembrano camminare lungo una passerella, altre sono come bloccate in pose plastiche. E sovente il punto dell’osservazione varia. Altro elemento che sembra intenzionale è la cura del dettaglio. Ma anche qui la scelta è occasionale.
A questa mutevolezza nello stile e nelle opere corrisponde uno slittamento semantico generale: i suoi quadri ispirati a motivi tratti dalla letteratura mondiale ma, letti attraverso uno sguardo personalissimo, hanno sempre qualche elemento “spiazzante”. L’enfatizzazione del rapporto teatro/personaggio dà l’impronta di sé a dipinti che sembrano rappresentazioni di un mistero laico. E le opere in mostra da Rubin, dove Evans allestisce la sua prima personale in Italia, fanno pensare a una sorta di teatro profano. Ma contrariamente a quanto si sarebbe indotti a credere, la rappresentazione su scenari dipinti non è il segno di una speciale passione per il teatro. E il referente letterario non è un’ispirazione reminiscente per il soggetto rappresentato.

L’arte di Evans è molto “ideologica” e i riferimenti letterari sono pretesti per impaginare un diverso vocabolario con cui render conto del sé, della nozione di identità personale e della storia biografica del soggetto di esperienza. Un’estetica del rapporto natura/cultura. Pur richiamandoli fin nei titoli, le scene raffigurate non traggono veramente ispirazione, né li vogliono commentare, da passaggi letterari. Che sono i più vari: Lewis Carroll (Alice nel paese delle meraviglie), Gustave Meyrink (Il Golem), Jan Potocki (Manoscritto trovato a Saragozza), i fratelli Grimm (Hansel e Gretel).
Il lavoro è tutto giocato sul rapporto somiglianza/rappresentazione: l’una, diversamente dall’altra, è riflessiva e simmetrica. Dunque, il dipinto Hansel and Gretel, ad esempio, somiglia al suo referente letterario ma non lo rappresenta. In questo gioco di specchi fra illusione e illusione, l’artista inserisce molti elementi personali, quindi in un certo senso “veri” -i modelli scelti per raffigurare i personaggi sono sovente persone conosciute nella realtà e restituite attraverso una piena adesione al vero- mentre altrove lo scenario dipinto che fa da sfondo alla rappresentazione non è banalmente suggestivo ma corrispondente al mondo esterno.

E l’avere un’ottima mano è una qualità che passa in secondo piano. Anche se ciò che fa luccicare lo sguardo è proprio la maestrìa con cui vengono resi taluni dettagli. In questo senso, la perfezione fotografica della “pittura narrativa” di Evans è in realtà un artificio. Una messinscena, appunto, per inscatolare una rappresentazione all’interno di un’altra rappresentazione, intendendo tale termine nell’accezione connessa alla trasposizione teatrale, ma anche in un senso più traslato.

emanuele beluffi
mostra visitata il 15 febbraio 2008


dal 14 febbraio all’otto marzo 2008
Wynne Evans – Woful Pageants
Galleria Rubin
Via Bonvesin de la Riva, 5 (zona 5 giornate) – 20129 Milano
Orario: da martedì a sabato ore 14.30-19.30 e su appuntamento
Ingresso libero
Catalogo disponibile
Info: tel. +39 0236561080; fax +39 0236561075; inforubin@galleriarubin.com; www.galleriarubin.com

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