Se dovessimo riassumere con una sola parola l’opera artistica di Doriana Chiarini, niente sarebbe più indicato di “leggerezza”. E’ la stessa autrice ad usare questo termine per descriversi: “leggerezza in opposizione alla pesantezza, inerzia, opacità.. .leggerezza che associo alla precisione e alla determinazione”. Il riferimento letterario? Lezioni americane di Calvino.
La mostra ci propone, con alcune opere ben scelte, il percorso dell’artista bolognese dagli inizi della sua carriera negli anni ’80 sino ad oggi. Il filo conduttore di tutte le sculture, le principali opere esposte affiancate solo da alcuni disegni, è il rapporto fra
Pur con queste stesse basi, l’opera si è sviluppata negli anni secondo due filoni, uno riguardante la parte scultorea e l’altro quella dei modellini. Il primo ha portato ad un alleggerimento delle forme e ad un uso sempre più essenziale e semplice dei materiali, che negli ultimi anni si sono ridotti al solo metallo laccato (di verde, rosso, blu o bianco) e al bronzo (Farnsworth house o Kimono scarlatto), mentre all’inizio erano alternati con le stoffe (Completo sorriso) e il plexiglass (Presagi estivi).
La sensazione finale che si riceve, girando fra le sculture e osservando i disegni appesi alle pareti di volti definiti con pochi ed essenziali tratti (in particolare la serie Madamoiselles ), è quella di un lavoro di grande armonia. Forse anche troppo posato, troppo calmo. La ricerca di Chiarini rischia di sfociare in un esercizio di stile che si richiude in se stesso.
maria cristina collini
mostra visitata il 7 luglio 2003
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