Proprio mentre esce in Italia il libro in cui la nipote Marina descrive Pablo Picasso (Malaga, 1881-Mougins, 1973) come un nonno insensibile e scorbutico, la mostra Un’amicizia ad arte racconta un aspetto molto diverso del Picasso privato, quello che emerge dall’intensa amicizia col grande torero Luis Miguel Dominguìn (Madrid, 1926-San Roque,1996) e sua moglie, la diva del cinema Lucia Bosè (Milano, 1931).
La mostra, che viene onestamente presentata come “una mostra intima” dalla stessa Bosè, presenta comunque più di un motivo di interesse, sia a livello di curiosità, sia a livello artistico.
Lo scambio affettivo ed intellettuale con gli amici (artisti, scrittori, intellettuali) è sempre stato fondamentale per Picasso, e le amicizie con un torero e un’attrice rappresentano al meglio il suo interesse per lo status di icona popolare, da cui derivò la sua genialità nel farsi “personaggio”.
Inoltre il triangolo –platonico- Picasso-Dominguìn-Bosè, un rapporto intriso di fascino reciproco e comprendente sia virilità che femminilità, rispecchia l’ultima fase creativa del genio spagnolo, il suo confronto con la morte e col decadimento fisico e sessuale, esorcizzati con autoritratti nei quali si raffigurava come uomo in disfacimento ma ancora “bestialmente” attivo sul piano sessuale.
Il rapporto con uno dei più grandi toreri rafforzò ancor più l’interesse dell’artista per il soggetto della corrida, che attraversa tutta la sua produzione; la tauromachia lo interessò sia per motivi di estetica e plasticità che per la ricchissima carica simbolica insita in essa e nei suoi rituali.
La collezione Dominguìn – Bosè è certo “di valore diseguale”, come afferma il curatore Pablo J. Rico La Casa, ma presenta alcuni pezzi ottimi; le opere estemporanee regalate dal maestro ai componenti della famiglia Dominguìn dimostrano una volta di più l’eccezionalità del talento di Picasso: con disegni realizzati in qualche minuto raggiungeva risultati validissimi e di un’espressività paragonabile a quella dei suoi lavori “maggiori”.
Fra i pezzi migliori quattro incisioni straordinarie, su temi ricorrenti in quegli anni nell’opera del maestro: Picador e torero, Torero: il vaso di fiori, Il pittore e la modella e Baccanale; inoltre due serie di ceramiche, una di ciotole ed una di piatti (usati dalla Bosè per mangiarci il panettone!). Presenti anche collages, un’anfora dalla forma straordinariamente dinamica, e un disegno eseguito con il pistillo di una margherita, nonchè il progetto per un’arena.
La parte documentaria della mostra si regge su aneddoti familiari spontanei e divertenti. Unica caduta di stile la plaza de toros stilizzata che occupa l’intera sala principale dello Spazio Oberdan, che peraltro in questa occasione risulta ben allestito.
Dunque, uno sguardo trasversale sulla vita e sull’opera di Picasso, che regala però una lettura penetrante di entrambe; una mostra documentaria che non scade nell’ottuso feticismo ma cerca di ricreare un’atmosfera e gli stimoli che ne derivarono.
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