Il nuovo universo inscenato dall’artista
slovacca pullula di metafore e simbologie più o meno esplicite. Tutto inizia
con un breve video introduttivo che, tramite poche ma incisive frasi, narra la
vicenda del bizzarro protagonista: l’uovo d’oro.
L’uovo d’oro nasce nell’oscurità
di una società corrotta, cercando di diventare rappresentazione di ideali
positivi. Nella prima parte della mostra, i delicati disegni a matita
descrivono un mondo di virtù e speranze, di cui l’uovo diviene simulacro. Qui
la composizione è fresca e leggera, l’uovo è di volta in volta oggetto e
soggetto delle opere di piccolo formato che si stagliano sulla parete con una
diegesi narrativa continuativa e lineare.
Tutt’a un tratto l’equilibrio
viene spezzato: la descrizione si interrompe per lasciar spazio a una scultura
che fa da divisorio e introduce alla seconda parte della favola. Esili fili
imprigionano in una ragnatela dorata uova di diverse forme e dimensioni, e lo
spettatore viene rapidamente catapultato nel secondo capitolo dell’intricata
storia. Il linguaggio cambia radicalmente, colori forti e tele di medio e
grande formato invadono il candido spazio bianco, ora palcoscenico di
inquietudini e paure.
Proprio qui si vede la
consapevolezza dell’artista e il suo decisivo passo in più. Parallelamente al
racconto in cui simboli e metafore dialogano nell’universo di una trama comune,
il linguaggio prende autonomamente forma: si interroga su se stesso e sulla sua
intima natura facendo divenire l’immagine simultaneamente conoscenza ed
espressione.
L’artista rincara la dose di
metafore intrecciate con self-absorption, l’oggetto-scultura posto al
centro della sala: celato da tre veli dorati un gigantesco uovo lacerato fatto
di carta di giornale e laccato in oro, svela al pubblico il suo complesso meccanismo
interno. Molteplici sono le allegorie che immediatamente saltano alla mente: il
velo di Maya, la nascita, la consapevolezza del soggetto che vuole svelarsi per
ciò che realmente è.
Magda Tóthová lascia spazio all’interpretazione.
Attraverso un immaginario ludico e art
brut denuncia sonoramente lo squilibrio delle forze umane nella nostra
società non rinunciando al lieto fine. L’uovo, infatti, a fronte dei molteplici
disastri per sua colpa avvenuti, decide di lasciare il nostro mondo nella
speranza di un futuro migliore.
articoli correlati
L’artista
a Zagabria
jessica murano
mostra visitata il 20 ottobre
201
dal 30
settembre al 18 novembre 2010
Magda Tóthová – The
golden egg’s even more glittering revenge fantasy
Federico Bianchi Contemporary
Art
Via Imbonati, 12 (zona Maciachini) – 20159 Milano
Orario: da martedì a sabato ore 13-19
Ingresso libero
Info: tel. +39 0341289202; info@federicobianchigallery.com;
www.federicobianchigallery.com
[exibart]
Alla Galleria Eugenio Delfini di Roma, vanno in mostra i “quadrucci” di Pier Paolo Perilli: opere visionarie che raccontano il…
Un protagonista per sottrazione, nel secolo delle superstar, degli attori-brand. Lo ricordiamo così, tra film iconici e ruoli memorabili, che…
Università e Accademia di Catania presentano un'antologica dedicata ad Antonio Santacroce: al Museo dei Saperi e delle Mirabilia siciliane, in…
Una ricerca di Valentina Salerno ricostruisce gli ultimi giorni di Michelangelo e mette in dubbio il rogo delle opere prima…
Fino al prossimo 15 marzo, a Ortisei, la Galleria Doris Ghetta ospita “It's Cold Outside”, mostra personale di Alessandro Artini,…
Gli spazi di The Pool NYC di Milano ospitano il secondo capitolo di un ambizioso progetto espositivo dedicato al grande…