Kent Iwemyr (Hallstahammar, 1944) è un pittore grottesco e onirico, che gioca
con il passato e con la fantasia. “‘Non guardarti mai attorno’ è il motto di
Kent, e non c’è sicuramente bisogno di farlo. Quando si percorrono i tortuosi
sentieri nelle foreste in campagna di Iwemyr, si ha costantemente una visione a
360 gradi”.
Questo ci racconta il suo amico ed editore musicale Ben Malén parlando del
lavoro pittorico di Iwemyr, che a Milano propone un ciclo di opere che racconta
dell’industrializzazione delle campagne che si è svolta in un centro lavorativo
del XIX secolo ora in disuso, svuotato, alla totale deriva.
Espressionista nordico
contemporaneo, cronologicamente e concettualmente appare attratto dalla “Transavanguardia
fredda”, sebbene
i tratti violenti a campiture estese e l’immaginario fra il grottesco e la
suggestione più profonda siano retaggi assolutamente personali.
oggettiva diventa, sotto le sue mani, un corpo o un paesaggio, frutto di un
sogno psichico tanto lontano da collocarsi in una zona ignota. Sta di fronte
all’uomo, Iwemyr, e di fronte a se stesso con
una necessità priva di qualifiche, ombreggiata da oppressione e perenne perdita
di sollievo.
Dalle sue tele è assente ogni
elemento inessenziale, ogni orpello retorico. Le forme sono tutto e niente, e
mentre lo sguardo si fa opaco l’esaltazione delle differenze tra i colori forti
parlano di uno straniamento di confine, laggiù, dove la mente è più forte della
verità. La loro invadenza, il loro eccesso trasmettono una storia di pittura
altamente concettuale, talmente allusiva e simbolica, dilatata e abnorme, da
approntare uno spazio vero, dove le presenze scorrono istantanee sotto gli
occhi.
Le immagini con cui Iwemyr sovrasta il visitatore pretendono
un’esclusiva che spaventa. E l’ipotesi è che annichiliscano anche il loro
portatore, che l’artista rimanga nascosto sotto gli eventi che crea, serrato
tra il suo personalissimo itinerario lirico e la persuasione del suo sogno.
Molti episodi narrati nei quadri
sono fatti autobiografici, accadimenti vissuti e riproposti attraverso la magia
incontenibile dell’arte.
accompagnano la sua vita d’artista e di uomo, consentendogli di recuperare, nel
proprio atteggiamento fantastico, il rapporto ripetitivo e costante con il
mondo esterno. Il segno sulla tela ripropone la sua cifra stilistica in
completa evidenza, sia che si tratti di tracciare il profilo di una città, di
una macchina industriale o di una donna.
Freud dice che “gli istinti
sono i nostri miti”.
Per Iwemyr vale l’opera, il quadro, in cui
l’istinto si esprime detenendo in sé tutte le interrogazioni e l’atto del
vivere. Conclude l’amico produttore Malén: “Kent racconta delle storie
trascinandoci in una passeggiata al passo del suo cuore”.
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dal 22 aprile al 19 giugno 2010
Kent
Iwemyr – At the Pace of My Heart
Galleria Salvatore
+ Caroline Ala
Via Monte di Pietà, 1 (zona Brera) – 20121 Milano
Orario: da martedì a sabato ore 10-19
Ingresso libero
Info: tel. +39 028900901; fax +39 0286467384; galleria.ala@iol.it
[exibart]
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