L’estremizzazione punk della cultura pop, che confluisce nel post-punk e nella new wave, favorisce, alla fine degli anni Settanta, la fusione tra arte contemporanea e musica, introducendo il germe della contaminazione dei linguaggi espressivi. Da ciò origina l’introduzione dell’arte nella quotidianità giovanile, baluardo della cultura anni Ottanta (dalle copertine dei vinile al marchio Fiorucci) ed ambito dal quale muove Andy (Monza, 1971), ex tastierista della band Bluvertigo. Artista poliedrico, dal background che spazia dalla pittura al design fino alla performance, Andy s’ispira al graffitismo ed alla grafica glamour Eighties per mettere in scena un mix tra pop art e surrealismo dove feticci ed icone mediatiche si affollano tra citazioni ben definite.
Acrilici fluorescenti, distribuiti sulla tela a tinte piatte, sono delimitati dal tratto incisivo dei pennarelli Uniposca che delineano personaggi dello star system anni Ottanta. I ritratti psichedelici di David Bowie, Annie Lennox, Kraftwerk, Nina Hagen e Madonna si alternano alla rappresentazione dei primi cartoon manga, dalla famiglia Barbapapà, dipinta su foglia oro, a Capitan Harlock al timone del suo vascello. Top model come Kate Moss, Linda Evangelista e Letizia Casta si contrappongono invece alla enfatiche pose cinematografiche di Ava Gardner e Marylin Monroe, racchiuse in taglio cinemascope.
Quello di Andy è un universo visionario. Una realtà parallela a carattere allucinatorio dove a tonalità contrastanti e aggressive coniuga il sovvertimento di qualunque regola e logica. Dalle rigorose deformazioni prospettiche alla trasfigurazione della realtà, dove persone ed oggetti vengono ricontestualizzati in una dimensione artefatta e dove esasperazione sembra essere la parola d’ordine. Esasperazione cromatica, compositiva e citazionista -che procede di pari passo all’attività di musicista e performer- propria della sperimentazione “eccessiva” firmata anni Ottanta.
Acide e dinamiche composizioni si affastellano in una sorta di horror vacui dove persone e cose vivono di vita propria. Personaggi-emblema sono come ritagliati ed inseriti in un contesto apparentemente estraneo dove trasformismo e teatralità fanno da protagonisti, in un ironico gioco di citazioni e rimandi. Ma non si tratta di semplici racconti piuttosto di accumulazioni di ricordi, in alcuni casi anche nostalgici, dove è possibile leggere le influenze che da Keith Haring giungono a Marco Lodola. Flashback assemblati come puzzle e contraddistinti dall’illuminazione artefatta dei colori fluorescenti sottolineano l’atmosfera onirica ed enigmatica delle rappresentazioni concepite per attingere ulteriore enfasi dai neon blu. In mostra, con i trenta dipinti, una tastiera e alcuni dei primi giochi elettronici tutti rigorosamente personalizzati dall’artista secondo i dettami dei mitici anni Ottanta.
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Cose già fatte e rifatte.
Viste e riviste.
...esatto sono d'accordo con Eno. Ma non poteva continuare a fare il tastierista? Magri avrebbe avuto più chance nel mondo della musica... nell'arte contemporanea proprio non potrà mai essere competitivo se fa queste cose.
Poi il nome che si è scelto "Andy" ma cosa voleva far ricordare il Grande Andy Warhol? è un sacrilegio...
Consiglio spassionato: cambia aria e cambia pure nome!
già... vero... fatte, rifatte, ri-rifatte....
meglio fare volontariato in qualche associazione bisognosa. più utile. ed educativo. anche come opera d'arte. ciao!!
compli.x l'articolo! ma andy no!