“Presentimento è quell’ombra lunga sul prato /
indicativa del fatto che i Soli declinano / è
annuncio fatto all’erba, spaventata /che l’Oscurità stia per passare”. In un altro componimento scritto
nello stesso anno, Emily Dickinson riprende il tema e “prosegue”: “Se non
avessi visto / Il Sole non avrei / mai tollerato l’ombra / Ma luce il mio
deserto / nuovo deserto ha fatto”.
Queste sono entrambe poesie di definizione, versi che la poetessa scrive per
arrivare a descrivere il punto in cui viene scorto qualcosa fra luce e ombra. Il presentimento
legato al fenomeno della penombra evoca una sensazione di ansia cangiante
(forse benevola), un suggerimento di qualcosa che sta per accadere e che deve
rimanere sospeso senza male. Tra passato e futuro.
Seguendo parallelamente il lavoro visionario ed
etimologico di Dickinson, Andrea Santarlasci (Pisa, 1964), nella sua prima personale milanese, presenta
una nuova installazione site specific. Un
progetto che intensifica la propria
ricerca sugli effetti prospettici dovuti all’annullamento dello spazio. L’artista riprende parte del proprio percorso artistico
sviluppando, all’interno de Le Direzioni Inverse del Tempo, una riflessione sul tempo retrogrado, flusso aperto allo sconvolgimento del proprio,
lineare svolgimento.
Nel percorso di questo artista, le immagini
ricorrenti della casa e dei relativi elementi architettonici (scale e piani
d’appoggio) vengono sovrapposte piattaforme lucide e geometriche con elementi
originari dell’orizzonte naturale. In ogni lavoro, come quelli presenti in
viale Monza, l’assottigliamento della terza dimensione si relaziona con le
strutture preesistenti, trasformandole. Nella ricerca dell’artista pisano i temi
dell’artificio e del tempo vengono sezionati ed esplosi diventando
un’articolata rete di intuizioni.
Le molteplici digressioni sul tema dell’ombra
e della luce sono rivolte all’esplorazione di ogni tassello mosso dalle
possibilità. Negli interstizi temporali aperti da Santarlasci si intrecciano
casualmente diversi piani, che provocano nuovi punti di vista e prospettive,
digressioni che evidenziano le possibilità della memoria e della sua percezione
emotiva. Sebbene il tema del mancamento del tempo sia spesso formalmente
indagato (per applicare ulteriori scarti spaziali alle installazioni),
Santarlasci ha elaborato un sistema nel quale la simmetria dell’ombra e la sua
immediatezza prevalgono rispetto a facili demagogie scenografiche.
Legno, specchi, tendaggi, luci e immersioni in
ambienti visionari rendono un giusto omaggio al vuoto simmetrico del doppio. A
quell’illusione del vuoto e del tempo che, elaborata con linearità poetica, a
volte fin troppo suggestiva, si incentra sulle relazioni tra l’elemento di
natura e il suo utilizzo artificiale. I pregi restano il silenzio e il blu di
fondo ricreati, ingredienti che nel mondo quotidiano spingono l’esterno a
descrivere metaforicamente la “riflessione sullo stato di spaesamento
dell’uomo contemporaneo”.
ginevra bria
mostra visitata il 13 aprile 2010
dall’otto aprile al 20 maggio 2010
Andrea
Santarlasci – Le Direzioni Inverse del Tempo
Galleria Davide di Maggio
Viale Monza, 10 (zona Loreto) – 20127
Milano
Orario: da lunedì a sabato ore 11-19
Ingresso libero
Info: tel./fax +39 0239663874; milano@galeriadavidedimaggio.com;
www.galeriedavidedimaggio.com
[exibart]
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