Tra i fatti di sangue inquietanti e oscuri sospesi tra mitologia e realtà storica c’è quello dei suicidi collettivi di Okinawa. Cronache di guerra riferiscono che, durante l’occupazione dell’isola del 1945, migliaia di civili si tolsero la vita per sfuggire la violenza degli eserciti.
Apre la prima mostra personale di Maria Francesca Tassi (San Pellegrino Terme, 1977) un’opera che fa irruzione in questo angolo buio del passato. Delicate figure di donna, vestite nei loro abiti tradizionali, si gettano composte nella gola scura dell’abisso. I corpi rovesciati, tesi nello sforzo del volo, cadono con grazia come le foglie bilobate e senza peso che decorano i loro kimono. Lo sguardo dell’artista è tutto rivolto agli aspetti visionari della realtà. La cifra distintiva dei dodici disegni esposti in mostra è il senso persistente di meraviglia che prevarica ogni tangibile traccia umana. La sfida ed insieme il gioco della Tassi stanno nel rendere visibile la dimensione razionale e fantastica del disegno: “creare un gioco dell’arte, in cui ogni opera è il fotogramma di un film, il flashback di un sogno interrotto”. Questo compromesso tra realtà e fantasia si stipula su un foglio di carta di cotone, che non è una semplice cornice, ma luogo della storia.
Attingendo agli elementi di un universo epico e meraviglioso, che strizza l’occhio al mondo animato di Miyazaki, l’artista traccia le sue immagini con il rigore e la precisione di un architetto. Isole fluttuanti, scalette tese tra gli alberi e banchine che conducono a un letto compongono una geografia fantastica, un percorso labirintico che si risolve irrimediabilmente oltre i contorni del foglio. Il segno grigio e vagamente opalescente della matita rifiuta ombreggiature e tratteggio rivelando la predilezione dell’artista per linee semplici e essenziali. All’estremo del suo minimalismo, questa precisione del tratto si trasforma in una tecnica incisoria che si affranca dal colore divenendo puro segno.
Con una punta metallica l’artista graffia la carta soffice su cui dimora l’opera, tracciando gli elementi di una nuova composizione. Per la Tassi questo procedimento è “un disegno eseguito per finta, in cui nuovi dettagli affiorano sul foglio attraverso la compressione della materia e l’assentarsi di ogni cromatismo”. Confusi tra i tratti sottili della matita questi particolari affiorano come tracce di presenze lontane, creando inaspettati effetti di profondità. A completamento della mostra, un’installazione realizzata dall’artista. Le lunghe radici di un albero pendono dal soffitto della galleria proiettando lo spettatore nel profondo strato geologico di questo universo ricreato. Impraticabile e sconvolto.
elisabetta castellari
mostra visitata il 5 ottobre 2006
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In Italia è difficile trovare una passione e un'amore tale per il disegno. Per la carta, addirittura. E ancora più difficile è farlo trasparire semplicemente attraverso pochi, decisi, innamorati segni.
Si comincia così, come tra due innamorati.
Ottima la prima!
;-))