Eun-MeAhn, c. Jean-Marie Chabot
Dall’8 settembre al 15 novembre 2026, torna il Romaeuropa Festival che, per la sua quarantunesima edizione, rilancia la propria vocazione di piattaforma internazionale per le arti contemporanee, con un programma che attraversa danza, teatro, musica e media digitali. La manifestazione, diretta da Fabrizio Grifasi, sarà scandita da circa 100 spettacoli per 240 repliche, con il coinvolgimento di quasi mille artisti provenienti dall’Italia, dall’Europa e dal resto del mondo, distribuiti in circa 20 spazi della Capitale.  Romaeuropa ribadisce così la propria funzione storica: costruire uno spazio di ascolto e confronto in cui i linguaggi artistici possano misurarsi con la complessità del presente.
L’apertura è affidata a due nomi la cui ricerca è accomunata da una forte capacità di lavorare sul presente. L’8 settembre, all’Auditorium Conciliazione, sarà Sofia Nappi con la compagnia KOMOCO a inaugurare il festival con Chora – il vuoto dell’origine. Il 9 settembre toccherà invece a Caterina Barbieri, protagonista di un progetto in prima italiana con ONCEIM, l’orchestra di nuova creazione e improvvisazione diretta da Frédéric Blondy, in un dialogo tra scrittura orchestrale ed elettronica che include anche Constellation di Christian Marclay.
Tra i ritorni più attesi del Romaeuropa 2026 c’è quello di Romeo Castellucci, presente in prima nazionale con Faust. Fatto, non detto, nuova produzione coprodotta dal festival e realizzata con il Teatro di Roma. Il cartellone conferma inoltre l’attitudine di Romaeuropa a tenere insieme grandi maestri della scena internazionale e nuove traiettorie della creatività contemporanea: da Sasha Waltz a Benjamin Millepied, da Wim Vandekeybus a Boris Charmatz, fino a Rachid Ouramdane, Nacera Belaza, Tiago Rodrigues, Jaha Koo ed Eun-Me Ahn.
Un asse particolarmente forte è quello della danza, con il ritorno di formazioni e autori che hanno segnato l’identità europea del festival. Al Teatro Costanzi arriverà l’Opera Ballet Vlaanderen con lavori di Jan Martens, Anne Teresa De Keersmaeker e Christos Papadopoulos. Torneranno anche il Ballet national de Marseille diretto da (LA)HORDE, il Collectif XY, il Groupe Acrobatique de Tanger e il coreografo greco Michiel Vandevelde, che rilegge Max Richter e Vivaldi in the four seasons changed.
Sul versante musicale, il programma si muove come sempre tra repertorio, sperimentazione e sconfinamenti tra generi. In apertura sono attesi Fatoumata Diawara, il Philip Glass Ensemble con Powaqqatsi di Godfrey Reggio eseguito dal vivo, e Jeff Mills con Kety Fusco in The Trip to Vega. Più avanti il festival accoglierà anche Hildur Guðnadóttir, Moritz von Oswald, Jlin, Kangding Ray, Maki Namekawa e Thomas Enhco con The Köln Concert di Keith Jarrett, fino al progetto finale di Enrico Melozzi con The Classical Rave Party, 100 Cellos, Orchestra Notturna Clandestina, Giovanni Sollima e Alessandro Baricco.
Centrale anche la scena italiana, come vero cuore pulsante del festival. Oltre a Castellucci e Nappi, il programma include Giorgina Pi, Marta Cuscunà , Pietro Giannini, Silvia Costa, Giacomo Bisordi con Fabrizio Sinisi, e Marco D’Agostin con Marta Ciappina. Negli spazi del Mattatoio prenderà forma anche il progetto HEIMAT – Patria/Straniero, sviluppato con l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio d’Amico, mentre tornerà il cantiere sperimentale di ULTRA REF, dedicato ai linguaggi emergenti, alle forme ibride e ai nuovi formati tra club culture, videogame, performance e graphic design.
Si rafforza infine l’attenzione al pubblico più giovane con REF Kids & Family, articolato in tre weekend di spettacoli e attività gratuite a La Pelanda, e si amplia il sistema delle collaborazioni internazionali e istituzionali, dal Goethe-Institut a Flanders State of the Art, dall’Institut français all’Istituto di Cultura Sud-coreano, fino ai rapporti con Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Teatro di Roma, MAXXI, Teatro dell’Opera di Roma e Fondazione Mattatoio.
Il calendario completo di Romaeuropa Festival 2026 è consultabile a questo link.
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