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fino al 21.IV.2007 | Sirous Namazi | Milano, Suzy Shammah

di - 19 Marzo 2007

Sirous Namazi (Iran, 1970) alla sua prima personale italiana, lascia un segno, con sottile semplicità. Lascia il marchio di un’integrazione fra due sistemi culturali, una visione presa dal centro di sutura e poi rivisitata. All’età di 13 anni espatria dall’Iran e si trasferisce a Malmo, in Svezia, abitando nella periferia dei modesti quartieri-casermoni. Simboli simbiotici di un’industrializzazione a ruota libera, quasi aberrante. Da questa esperienza ingloba nella sua storia le contraddizioni e gli urti ricevuti con l’impatto dell’introduzione. L’assorbimento nella/dalla società occidental-scandinava, all’interno della quale si ritrova a vivere. Una società nata dal cemento e cresciuta con lo sviluppo produttivo, sempre troppo di fretta. Questo permette all’artista di accogliere nel proprio vissuto gli estremi necessari per poter raccontare un gap. Un taglio che nasce dalle differenze e cicatrizza con il protrarsi delle diversità. Un divario che se non fosse stato profondo, forse, ora non sarebbe altrettanto riconoscibile.
Ma il risultato di questo aggrovigliato percorso è la micidiale leggerezza che Namazi sparge sul sentiero della creazione artistica. In galleria i suoi lavori lasciano qualcosa come un vuoto, una negazione quasi irrimediabile. L’artista ha il dono di adattarsi leggero allo spazio che occupa, adagiandosi poco più in là delle pareti che contengono le opere. Finendo poi per colpire e frustare l’occhio appena atterra ad osservare. Subito all’ingresso sono appesi due coacervi, due opposti e contrari che fanno da ciceroni nel mezzo dei moti apolidi di questa personale. Sulla destra compare Untitled. Una struttura metallica e modulare, talmente precisa e regolare che potrebbe ricordare la sezione di un mock up di un progetto architettonico minimal-funzionalista. Il parallelepipedo sembra contenere un luogo solido al proprio interno. La griglia di rivestimento infatti filtra e intrappola la luce attraverso maglie di colori diversi, che colpiscono per gli accostamenti.

Proprio di fronte è esposto invece Wall Object. Namazi usa la tecnica del dripping trasposto su supporto siliconico. Il risultato è un elegante straccio di filamenti gommosi che partono dallo stesso punto della parete. Il lavoro dell’artista, cominciato come un tradizionale affastellamento di colature, diventa così una composizione con un unico punto di fuga e con un’insolita terza dimensione.
Ma più stordente di tutte è la terza installazione, Interior. Nella seconda sala della galleria sono esposte sette finestre buie. Sono sette fotografie 70 x 100, ricoperte da PVC traslucido. All’interno sono ritratti alcuni scatti presi da ambienti quotidiani, da case semplici. Il problema è che ogni interno è scuro. Solo avvicinandosi, a qualche centimetro, e adattando l’occhio, come nel buio reale, si cominciano a notare i particolari. La marca di un forno, una lampada a stelo lungo, una poltrona, lo stipite di una porta. Grazie all’effetto della nostra ombra proiettata su queste foto carbonizzate si riescono ad eludere i riflessi della luce. Col nero-su-nero si gode finalmente la pace inquieta della visione. Un effetto fotografico che incuriosisce e insieme solleva un’insidiosa, voyeuristica curiosità.

ginevra bria
mostra visitata il 13 febbraio 2007


dal 13 febbraio al 21 aprile 2007 – Sirous Namazi
Galleria Suzy Shammah, Via San Fermo – 20121 Milano
Zona Moscova – Orari d’apertura: dal martedì alla sabato, dalle 14.00 alle 19.00
Prezzo del biglietto: Ingresso libero – Per info: telefono 02.29061697, fax 02.89059835 – www.suzyshammah.com


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Visualizza commenti

  • Trovo una mostra interessante come daltronde tutte quelle organizzate da Suzy Shammah.Sugardeddy

  • la suzy fa sempre mostre di alta fighetteria senza contenuto!
    tanto spazio bianco in galleria per dare importanza al vuoto dei lavori che presenta.
    brava suzy...

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