Liliana Moro è senza dubbio una delle artiste più rappresentative delle sua generazione. Figurativa, con una precisa tensione all’immagine e al racconto. Non ultima una vera grande qualità: quella di sapere intuire lo spazio, rimpicciolendolo, ingigantendolo o ribaltandone senso e natura. Basti pensare alla precedente mostra, quando ricoprì interamente il pavimento con frammenti di vetro, imprimendo allo spazio un nuovo valore e suggerendo un ambiente “altro”. Allo stesso modo, anche in questa personale l’artista milanese affronta lo spazio e lo compone con un gesto semplice, preciso, collocando cinque sculture di bronzo e conferendo loro la capacità di ricontestualizzare l’intorno.
Liliana Moro, che nella sua ricerca utilizza con sensibilità media disparati, spaziando dal disegno al suono, si confronta questa volta con il “gruppo scultoreo” rifacendosi così ad una lunga tradizione artistica che, fin dalla statuaria classica, vede nell’orchestrazione dei volumi delle singole sculture, dinamicità, pluralità del gruppo e, soprattutto, l’idea di narrazione. Ma in questo caso non c’è la rappresentazione di eroi, non ci sono personaggi storici né mitologici. Ci sono solo animali. Un branco di cinque cani di dimensioni reali, pitbull per la precisione, dalla lunga coda.
Entrando nella galleria lo spettatore è accolto da un cane con le orecchie dritte che punta con il muso verso la sala di sinistra, attratto da qualcosa che si può vedere solo spostandosi nello stanza successiva. Dove si presenta l’immagine forte di altri due cani, immobilizzati nell’atto di azzannarsi. Poco lontano, un quarto animale digrigna le fauci in un ululato. Vicino a questo, il quinto pitbull giace al suolo… dorme stiracchiato o giace senza vita sul freddo pavimento?
L’uso degli animali, come metafora fondamentale dell’uomo, spinge a riflettere sul significato e l’importanza del mondo animale nella cultura figurativa, che dalle prime pitture musive fino alle immagini sgranate dei video che mostrano i combattimenti clandestini tra cani, non ha mai smesso di rivestire l’animale di significati. In questo caso, il conflitto, la sopraffazione e la morte. L’artista consegna un’immagine netta, cruda che potrebbe far pensare anche al bellissimo film di Samuel Fuller Cane Bianco. Il contesto spoglio e minimale suggerisce una condizione di neutralità in cui le figure spiccano e trattengono la spinta animale, così come la solida materia ne fissa gli istinti più profondi. Quasi richiedendo al visitatore di muoversi in mezzo al branco in punta di piedi.
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complimenti, è la più bella recensione che ho letto sulla fantastica mostra Moro,
Carlo
Mai visti i cani così protagonisti dell'arte contemporanea come negli ultimi tempi. Paolo Grassino da Torino, una artista slava -che non ricordo il nome- ha fatto un lavoro installativo a Como, poi un pittore che ha tappezzato la città di questa sua mostra recente di sculture di cani e poi -ancora- qualche anno fa una artista vip da Minini con un video che non aveva un quarto della forza e della bellezza di Cani Lenti di Franco Vaccari fatto almeno 20 anni prima.
Le sculture di bronzo di Liliana Moro sono belle, molto establish, però. Costose immagino!
E adesso il commento sui tempi che viviamo ve lo risparmio
l'artista serba è Jelena Vasiljev, il pittore Velasco, se può esser utile l'informazione