Conduits racconta l’attuale panorama internazionale dell’astrattismo attraverso una group show dal significativo titolo Minimal Optical, con pochi selezionati artisti eredi di un approccio pittorico che affonda le sue radici nell’arte ottica e nel color field. A distanza di cinquant’anni le due antitetiche derivazioni aniconiche tornano a correre su binari paralleli, così vicini da toccarsi ed influenzarsi vicendevolmente. Ben lontano è però il senso di annichilimento provocato dalla ricercata impersonalità dei grandi monocromi del secolo passato o dall’approccio positivista di un certo tipo di arte cinetica in contrapposizione al soggettivismo espressivo. Ora l’opera diventa un mezzo teoretico e conoscitivo, a volte puramente introspettivo, più spesso applicabile a tutti i campi dell’esistenza. Mentre le geometrie utilizzate da Garth Weiser (Montana, 1979 – vive a New York) esplorano la natura della percezione illusoria e mimetica, questo processo conoscitivo viene applicato da Nikolas Gambaroff (New York, 1979) al sistema dell’arte, su cui si interroga attraverso opere che decodificano un geometrismo post espressionista standardizzato, citato al fine di rimettere in discussione miti vecchi e nuovi della produzione artistica.
Ben tre opere in mostra rappresentano il lavoro di Zak Prekop (Chicago, 1979 – vive a New York), che utilizza una forma pittorica non figurativa più cerebrale e raffinata, solcata da creste di colore pieno che rimandano a movimenti gestuali guidati da lirismo e giocosità intellettuale, indagando la dimensione più interiore dell’animo umano. Pamela Rosenkranz (Sils Maria, 1979 – vive ad Amsterdam) utilizza invece l’astrazione come una forma di anti-linguaggio in cui cerca di esaurire il significato di un oggetto molto riconoscibile, nel caso specifico la bottiglia d’acqua Evian, evocata dalla tonalità del supporto pittorico. La particolarità di tale supporto è però racchiusa nel materiale elastico che lo costituisce, lo spandex, che accentua le analogie con l’acqua, intesa questa volta come elemento naturale, dal momento in cui si tratta del tessuto utilizzato per la produzione dei costumi da bagno.
La materia diventa fonte d’indagine per Rudolf Stingel (Merano, 1956 – vive a New York) e Jacob Kassay (Buffalo, 1984 – vive a New York) che attraverso i loro monocromi pongono l’accento sulle procedure di realizzazione dell’opera. Stingel increspa la superficie per mezzo di un procedimento meccanico ripetibile (tant’è che realizzò in passato perfino un opuscolo di istruzioni attraverso cui cercò di riformulare il principio di autenticità dell’opera d’arte). Le due tele di Kassay sono invece realizzate attraverso un procedimento elettrolitico di placcatura in argento che rende la superficie cangiante e riflettente, atta a dialogare con la luce e i corpi nello spazio circostante, rendendo il suo lavoro molto più concettuale che minimalista.
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mostra visitata il 21 aprile 2011
dal 14 aprile al 21 maggio 2011
minimal optical
Galleria Conduits
Via Stelvio 66 – 20159 Milano
Orario: da martedì a sabato ore 15-19
Ingresso libero
info@theconduits.com
[exibart]
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