Categorie: milano

fino al 21.VI.2005 | Paul Horn – TV | Milano, Studio d’arte Cannaviello

di - 17 Maggio 2005

Dagli anni ’60 ad oggi, il rapporto tra arte e media è molto cambiato. L’influenza di un pensiero ideologicamente schierato ha fatto sì che gli intellettuali del secolo scorso salutassero l’avvento del piccolo schermo con eccessiva diffidenza, individuando nel mezzo uno strumento politico, monopolizzatore dell’opinione pubblica. Da simili speculazioni è nato un abbondante filone di soluzioni artistiche: le esperienze della Pop europea, alcuni esperimenti Fluxus, addirittura una serie di elaborati telefilm, per lo più inglesi, basati su tematiche orwelliane. Poi sono trascorsi quarant’anni e il Grande Fratello ha visto la luce sul serio. In maniera dichiaratamente kitsch. E non solo come format. Permeando ogni manifestazione umana con un linguaggio patinato, nazionalpopolare, che non risparmia nulla: la guerra, la morte, i sentimenti, di qualunque natura essi siano. Tutto è rimescolato all’interno del grande show della vita, di cui il media si fa interprete, depositario e Solone.
A questo stato delle cose si oppone Paul Horn (Amstetten, 1966). Con un passato da regista cinematografico l’artista sa bene quali siano i trucchi del mestiere e decide di metterli a nudo. Grazie ad una pittura spietata, evanescente, in cui, adottando la tattica dello still frame e bombando i contorni delle sue grandi tele -quasi a dare l’illusione ottica dello schermo televisivo- sottolinea il distacco esistente tra l’immagine virtuale e la consistenza reale delle cose. Con un linguaggio irriverente, cui nulla sfugge. I lineamenti delicati delle vallette, i sorrisi smaglianti dei presentatori, la mimica e la gestualità perfettamente controllate dei politici, sono nel mirino di Horn. Troppo nauseato dalla propria esperienza, dalla perfetta conoscenza del mezzo, per esimersi dal condividerla con lo spettatore.

Usando colori violenti, tinte angoscianti -pur nella loro levità- Horn toglie il velo di Maya, svela l’inganno. Le cose riacquistano il loro vero spessore, si fanno nitide. Il make up si scioglie. I volti divengono grotteschi. Stanchi. Cedono alla violenza della vita. Ridicoli dinanzi agli occhi stupefatti di chi osserva. E, a guardar bene, ci si accorge che ci sono veramente tutti: dai più invisi ai più amati. Tutti congelati, in maniera quasi winckelmanniana, nell’attimo immediato che precede l’urlo di dolore -una rivelazione sconcertante- o tristemente successivo all’irreparabile, come in Poliziotto morto. Così i titoli si fanno emblema di un messaggio non codificato -alluso, spifferato in segreto, ad un orecchio- limitandosi a descrivere freddamente, senza alcuna partecipazione emotiva, ciò che rappresentano. Creando un contrasto con l’immagine raggelante, ma mai sovversivo. L’operazione di Horn è, infatti, puramente intellettuale. Dà i mezzi, ma non le soluzioni. Ed è in questo, tornando a monte, che la relazione arte e media è mutata. Oggi non si tratta più di denunciare, bensì di constatare. Con lucidità, rassegnazione. Persino, volendo, con un po’ di sano disincanto.

articoli correlati
Paul Horn da Cannaviello nel 2004
Elettricità, mostra collettiva a Terni

santa nastro
mostra visitata il 10 maggio 2005


Paul Horn – TV, fino al 21.VI.2005 – Studio d’arte Cannaviellovia A. Stoppani 17 (MM Dateo) – Milano (Mi) – www.cannaviello.net – e-mail: cannaviello@interfree.it – Tel: 02_20240428 / Fax: 02_20404645

[exibart]

Articoli recenti

  • Arte antica

Catharina van Hemessen, un’artista cinquecentesca da riscoprire

Pioniera del ritratto e dell’autoritratto, Catharina van Hemessen è stata una delle prime donne pittrici del Cinquecento europeo. Una mostra…

17 Gennaio 2026 15:30
  • Musei

Centre Pompidou: ridotti gli spazi al Grand Palais per vincoli finanziari

Durante la chiusura di Beaubourg, il Centre Pompidou rivede il suo accordo con il Grand Palais, rinunciando a una parte…

17 Gennaio 2026 12:30
  • Musei

Il Prado dice stop alla corsa ai visitatori, per un museo più responsabile

Il direttore del Museo del Prado Miguel Falomir sceglie un modello alternativo ai grandi numeri: meglio 3,5 milioni di visitatori…

17 Gennaio 2026 11:30
  • Arte contemporanea

L’opera d’arte è indipendente da noi: intervista a Paolo Canevari

A margine della mostra alla Pinacoteca Comunale di Città di Castello, abbiamo raggiunto Paolo Canevari per farci raccontare la sua…

17 Gennaio 2026 10:30
  • Arti performative

L’arte di Balla diventa una performance, nell’opera di MP5 con Alessandro Sciarroni

Al Teatro al Parco di Solares Fondazione delle Arti, a Parma, va in scena “Movimento / Immagine”, performance live di…

17 Gennaio 2026 9:30
  • Arte contemporanea

Stare insieme, fare insieme. Nuêter come opera pubblica

Promosso dai Comuni di Albinea, Canossa e Quattro Castella con il contributo della Regione Emilia-Romagna, Sconfinamenti è un progetto biennale…

17 Gennaio 2026 0:02