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fino al 21.XII.2006 | Sergey Schekhovtsov | Milano, Galleria Nina Lumer

di - 24 Novembre 2006

Colori acidi e innaturali, che tuttavia non mirano a generare lo shock, fenomeno di una frenetica dimensione cittadina. Bastano i muri spogli e il pavimento di cemento grezzo della galleria a dare l’idea di una grigia e anonima città. In questo spazio Sergey Schekhovtsov (Salsk, 1969) ricava con minimi indizi –ciuffetti d’erba fosforescente, la scia bianchiccia di un cigno sull’acqua– un originale angolo di quiete per le tenerezze di due innamorati e per una donna (folle o pensierosa?) accucciata sulla sponda di un laghetto.
Un linguaggio che non bandisce la piacevolezza e invita ad una visione rilassata dell’opera d’arte. L’implicita promessa di una facilità di fruizione è contenuta nella povertà dei materiali, dei mezzi e della tecnica utilizzati: mousse di poliuretano scolpita con coltello e taglierino e rivestita da una lacca gommosa che la rende eterna.
“Un’arte che non urla” fa notare Nina Colantoni, che gestisce la galleria insieme a Ludovica Lumer, ma non per questo caratterizzata da un atteggiamento meramente estetizzante. Lo spettatore è anzi richiamato ad una presa di coscienza attraverso la domanda –già stimolo della mostra Zoo (Parigi 2006)– “tra l’uomo e l’animale chi è il più umano?”. Il quesito prende forma nel ritratto di una bambina –salvatrice o carnefice?– nell’atto di stringere una colomba che stilla sangue. Nella generale noncuranza, soltanto un cane al guinzaglio rivolge alla scena uno sguardo pietoso. Ed è ancora un animale, un cigno, ad alleviare la solitudine d i un’emarginata. L’interazione fra più sculture, legate da sguardi e da gesti, genera apologhi visivi, il cui insegnamento si traduce in una denuncia dell’indifferenza. Come i colori da evidenziatore spronano ad aprire gli occhi, così i piccoli dettagli disseminati sulle sculture sfidano la nostra capacità d’osservazione, riflettente forma di difesa al controllo di una telecamera che, sporgendosi da un cornicione, si mimetizza fra i piccioni.
Sono due le alternative che si offrono allo spettatore. Indossare, come la donna alienata, un paio di occhiali neri che offuschino la realtà, oppure spalancare gli occhi sul contrasto: disinteresse generale in assenza di una vera libertà.
Grazie alla concreta esperienza del regime sovietico, Sergey Schekhovtsov individua nel mondo attuale le forme di un regime non ufficiale. Una consapevolezza che non porta alla disperazione, ma che reagisce con l’ironia, dissacrando e trasformando simboli politici in palloncini per bambini.

anita fumagalli
mostra visitata il 18 novembre 2006


Sergey Schekhovtsov – Il Parco
Galleria Nina Lumer, via Carlo Botta, 8 (MM3 Porta Romana – tram 29/30, 9 – bus 77) – martedì-domenica 15-19.30 – sabato e mattine su appuntamento – ingresso libero – per informazioni: 02/89073644 – info@ninalumer.itwww.ninalumer.it


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