Emanuela Fiorelli (Roma, 1970) parte dal disegno e
dal suo processo per ricostituire distanze, serie e separazioni. In tal modo
l’artista approfondisce la linea scientifico-progettuale di tutto ciò che
concerne l’esperienza del visibile, esprimendosi oltre la pura figurazione, fra
ripetizione e successione temporale, sulle dinamiche dei procedimenti e nuove
intenzioni di espressività.
Secondo
l’artista romana, “un disegno può essere un tracciato di linee su una
superficie piana, oppure la pianta di un ‘qualcos’altro’, che per chiarirsi ha
bisogno di essere estruso nello spazio”.
Convenzionalmente,
nell’opera di Fiorelli la cadenza ritmata sembra essere il campo della pura
evidenza e dell’inerte dimostrazione, il luogo di una razionalità meccanica e
puramente funzionale. In questo senso, il suo lavoro sembra privilegiare la
premessa,
deduttivo e naturalmente logico giocato tra campiture strutturate e monocrome.
Le esposizioni di Fiorelli sono un
percorso che si esalta nella visione complessiva, nell’esteriorizzazione di
un’entità culturale soggettiva e personale che rifugge schemi e confini
precostituiti se non inseriti in un rigore interno, in un approccio
intellettuale e nella gestualità sapiente con la quale è costituita la
tramatura di fili e ferri sottili. Entità che si rapporta sempre fuori
dall’opera stessa, operando un gioco di scambio con lo spazio che la circonda,
i possibili significati e l’interazione necessaria con lo spettatore. L’artista
– con i suoi giochi di disegni, tessuti e ombre – cerca di influenzare un
mutamento dall’interno, giocando con i vuoti, con la sottrazione di peso e con
l’accostamento delle trame, intaccando in tal modo il respiro profondo del
lavoro e il rapporto delle possibili relazioni fisiche e psicologiche.
In questo ciclo di lavori, la
morfologia delle opere diventa una categoria sostanziale. Le installazioni a
parete passano dalle quadrettature regolari di matrice minimalista a qualcosa
che travalica l’essenza stessa della forma, determinandosi in una pratica
autoanalitica, in un’indagine riflessiva compiuta tra rifrazione concettuale e
azione che imprigiona e sprigiona la luce.
I telai in legno, le tarlatane e i
fili utilizzati nei suoi lavori sono contenuti in supporti rigorosamente
incorniciati anche nella serie Genesi, ispirata al primo libro della Bibbia. Le architetture e
i campi spaziali dalla trama pulita e costante costituiscono la struttura delle
installazioni, applicando il potere che hanno certe forme – quello di imporsi
sempre – in maniera tuttavia contenuta, per passare dal dissomigliante al
somigliante, da qualcosa d’informale a una forma finita che rispecchia, e non
solo per l’uso dell’aniconicità, una struttura reale.
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Personale
al Bulino di Roma
Fiorelli
e l’eredità Fontana
Allarmati
a Como
martina cavallarin
mostra visitata il 13 aprile 2010
dal 13 aprile al 22 maggio 2010
Emanuela Fiorelli – Genesi
a
cura di Silvia Pegoraro
Fabbri
Contemporary Art Gallery
Via
Stoppani, 15/c (zona Porta Venezia) – 20129 Milano
Orario:
da martedì a venerdì ore 10.30-13 e 16-19.30; sabato su appuntamento
Ingresso
libero
Catalogo
disponibile
Info:
tel. +39 0291477463; info@fabbricontemporaryart.it; www.fabbricontemporaryart.it
[exibart]
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