Intento culturale, quindi, ancor
prima che commerciale. Ed è forse la bontà di tale scelta a motivare la
partecipazione, oltre che dell’arte emergente, di grandi maestri contemporanei
come Anton Henning (Berlino, 1964). La personale dell’artista tedesco inaugura
lo spazio espositivo con vivida energia cromatica, liberando senza filtri 350
mq di commistioni creative, dal dipinto al disegno, dalla scultura alla
(video)installazione.
Se le tele astratte, tanto
penetranti da suggerire il tridimensionale, coinvolgono lo spettatore in un
dinamico rapporto osservante/osservato, le composizioni d’impronta tradizionale
(natura morta, nudo, paesaggio) ne reinterpretano la sostanza, esplorando il
canone figurativo con finezza meta-classica. Due realtà estetiche in apparenza
disgiunte, ma entrambe riflesso autentico di una sinusoide esistenziale quasi
drammatica nel suo assillante rigenerarsi.
Giocando al tempo stesso con i
generi e il contenuto, Henning stupisce sino a oggi con l’eleganza della sua
trasgressione. Gli stilemi del “già visto” lasciano il posto alla dimensione
intuitiva e quasi jazzistica del comporre, mentre la prospettiva labirintica si
scopre fulcro di un più profondo sguardo critico.
Solo ciò che disorienta, in tal senso, ha il potere di restituire all’uomo lo
stupore dell’infanzia. La fedeltà alla regola è alienante, l’incertezza è
catartica.
Perciò alcune tra le
opere di Henning appaiono così provvisorie, o non ancora formalmente concluse.
In Interieur No.468 è l’indefinitezza del tratto a firmare la tela,
proprio come se i colori a olio danzassero senz’ordine in un esuberante party estetico.
L’attacco al
prestabilito è portato a termine con quella che lo stesso artista definisce “ironia romantica”. Tuttavia non si
tratta di una banale censura assiologica nei confronti dell’hic et nunc
ma, al contrario, di una sublimazione dal concreto all’astratto – o
dall’astratto al concreto – che solo lo sforzo immaginifico può consentire. Lo
stesso sforzo che porta Henning a tradurre in scultura l’istintività dei suoi
dipinti e disegni (Liegende No. 10).
Di grande impatto,
oltre che di grande inventiva, è l’installazione Familienportrait No. 1,
opera del 2009 composta da cinque dipinti double-face, tavole,
ventilatori e lampade. Un modo tanto ermetico quanto surreale per dipingere le
associazioni del ricordo, ma anche per porre un malizioso punto interrogativo
sulle tante “ricette” della storia dell’arte.
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24 novembre 2010
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Brand New Gallery
Via Farini, 32 – 20159 Milano
Orario: da martedì a sabato ore 11-13 e 14.30-19
Ingresso libero
Catalogo con testo di Alberto Mugnaini
Info: tel. +39 0289053083; info@brandnew-gallery.com; www.brandnew-gallery.com
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