Ci sono diversi buoni motivi per visitare la galleria The Flat. Tra gli altri, la bellezza del grande spazio e l’accoglienza che Massimo Carasi riserva ai propri ospiti. Ci si sente immediatamente accolti, in un luogo dove l’arte si fa, si espone, ma, soprattutto, si discute con passione. Con un piglio giovane, propositivo, talvolta spregiudicato, sempre raffinato.
Lo dimostra la personale di Dimitrios Antonitsis (Atene, 1966), artista e curatore, pendolare tra Hydra e New York. Un personaggio singolare, che espone dieci stampe industriali bubble-jet -pezzi irriproducibili- realizzate su materiale anti-radiazione, in genere ad uso dell’aeronautica militare americana. Come pittura su trasparenze metalliche, le rielaborazioni digitali dell’artista greco riaffiorano alla mente come ricordi inquietanti, macchie evanescenti, contorni che si delineano, fluttuano al di là della coscienza, senza mai prendere una forma precisa. Reminescenze lontane, sogni mattutini dimenticati, deja-vù tormentano l’interlocutore, preso dal tentativo vano di ricostruire tra le sagome slabbrate, le fusioni di colore, un referente. Che in alcuni casi riappare, latente, nelle ombre di personaggi privi d’identità, di fisionomia, fino a sconfinare nell’astrazione pittorica pura, informe, di vie lattee, cieli al nucleare, viaggi endoscopici alla bocca dello stomaco.
Dove si annidano le emozioni più vivide, le pene indecifrabili e profondissime. E si opera la rimozione. L’illusione, per ricominciare a vivere. I soggetti? Volti di donna cancellati, paesaggi onirici, mortificazione e trascendenza di San Sebastiano. Ovvero incontri, luoghi e turbamenti (religiosi, ideali o semplici rimorsi).
Anonitsis è spietato. Seziona scientificamente il dolore umano, stemperandolo nel colore, “dipingendolo” su cruenti fondi argentini, dando loro un contrasto raggelante. E’ l’individuo, in senso ontologico, il problema, il gioco sporco dell’amnesia. In cui il significato slitta e si trasforma. Dal reale all’irreale, dal mondo tangibile al sogno. Da quel che siamo, e siamo stati, a come vorremmo essere. I luoghi oscuri tornano alla luce, il meccanismo si rompe, si è sottoposti ad un esperimento d’ipnosi, in cui non c’è scampo dalla verità. Seguire il pendolo. E ricordare. Per poi meravigliarsi nel vedere quei flashback maledetti messi alla berlina, registrati, ad imperitura memoria, chissà come, chissà perché, in dieci stampe appese in una galleria di Milano…
articoli correlati
Galleristi accampati. Allo Show di Flash Art
santa nastro
mostra visitata il 28 aprile 2005
Fino al 15 maggio l'Edificio B12 della Manifattura Tabacchi ospita la mostra del fotografo Zhang Chaoyin, con sessanta opere sull’Himalaya,…
Casa degli Artisti entra in una nuova fase con una guida rinnovata: residenze multidisciplinari, collaborazioni con istituzioni milanesi e reti…
Il progetto curatoriale mette al centro memoria e trasmissione, articolandosi in una pluralità di contesti che arricchiscono il racconto ma…
Continua la corsa della Comic Art sul mercato internazionale. Così Millon e Il Ponte Casa d'Aste curano una vendita dedicata…
Nella Sala del Cartone dell’Ambrosiana, l’intervento di Sidival Fila si affianca al celebre cartone della Scuola di Atene, attivando un…
Ritirata, esclusa dal catalogo, privata dei nomi: “Omaggio all’America Latina” di Cavaliere e Scanavino riemerge a Milano insieme alla performance…