Campagna immacolata. Imbronciati, alcuni bambini riflettono la loro immagine in uno specchio. Poi un colpo di fionda ben assestato infrange la superficie lucida, sullo sfondo delle colline circostanti si stagliano ora immagini mozze. Dopo la corsa attraverso i campi, arrampicati su un albero solitario, i bambini riflettono nei frammenti dello specchio la luce del sole. I rami si animano così di riflessi vibranti e intermittenti che paiono trasmettere, come in codice morse, il battito silenzioso della linfa. È il nuovo lavoro di Adrian Paci (Scutari, Albania, 1969) Per Speculum (2006).
L’uso poetico della luce, filo conduttore dell’opera e deus ex machina, ricorda il precedente Turn On. Anche qui gli effetti luminosi servono a prospettare una conclusione dal ritmo suggestivo e mirano a sospendere lo sguardo dello spettatore trascinandolo verso un’ammirazione incantata.
L’emigrato ha ormai abbandonato il tema dell’esilio e il legame con la terra d’origine per cibarsi in maniera piuttosto vorace di spunti di moda e pubblicità. I bambini protagonisti della storia sembrano riemergere da fairy tales o meglio da certi spot pubblicitari di abbigliamento per l’infanzia. Il mondo dei ricordi non è più così prossimo. Atteggiamenti degni delle performance di Vanessa Beecroft si sposano con l’estetica sospesa di certi videoclip musicali, magari indie e britannici, come quelli dell’arpista Joanna Newsom.
Certo, Paci si è rivelato spesso capace di costruire immagini di forte suggestione, ma in qualche maniera nel nuovo lavoro si coglie la finzione del girato e l’impatto comunicativo ne risulta intaccato. La breve storia proposta nel video mantiene infatti in maniera piuttosto netta la sequenza scenica e perde in parte quella linearità narrativa che avrebbe garantito un ritmo sospeso e fuori dal tempo. Questo fa sì che le suggestioni patinate riecheggino con maggior forza.
articoli correlati
La personale di Paci a Modena
Adrian Paci a New York
alberto osenga
mostra visitata il 23 novembre 2006
Con “Boulder”, la Galleria Michela Rizzo saluta la storica sede alla Giudecca: un’esposizione corale che riflette su natura, tempo e…
Affermatasi sul mercato negli anni Settanta come un punto di riferimento per il moderno, nella sede di via dell’Orso la…
A Bolzano, TOUTITÉ – ILIAZD Lo Studio della Forma è la prima retrospettiva italiana dedicata al poeta, designer e editore…
Linda Karshan al Palazzo della Cancelleria Apostolica omaggia Roma con opere in cui misura, movimento e umanesimo si intrecciano
Una nuova sessione di vendite interamente dedicate al lusso, tra orologi rari e gioielli. Incluso un Jaeger-LeCoultre "Art Déco" da…
Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…
Visualizza commenti
Joanna Newsom è californiana, sebbene suoni meravigliosamente l'arpa
Che bel passo da albanese a ricco!!Bravo Paci bella mostra.Continua così!
e meno male che l'artista sociale immigrato s'imborghesisce e sia affida al patinato!
Non capisco che problema ci sia con l'immagine ben fatta, perchè quando un'immagine si avvicina al cinema o alla pubblicità deve essere per forza "patinata".Credo che nel mondo dell'arte ci sia qualche strano problema con la bellezza.
ma chi ha scritto questa recensione?? si vede che non ha capito un bel niente..ma quale moda e video clip???
anche se uno abbandona formalmente temi come l'esilio non è detto che non li rirproponga in maniera molto più raffinata in questo lavoro bellissimo fatto di nulla. i bambini con gli specchi evocano anime, l'albero di anime e conoscendo la loro storia capiamo tutto.