Negli ultimi anni il duo Masbedo (Nicolò Massazza, Milano, 1973 e Jacopo Bedogni, Sarzana, 1970) si è fatto conoscere per almeno due elementi molto rari nel panorama artistico italiano: il linguaggio video cosciente e ostinato e la netta inclinazione al contenuto narrativo. Non è casuale in questo senso la recente collaborazione con l’acclamato e controverso scrittore francese Michel Houellebecq, con il quale i due video artisti hanno intrecciato le proprie immagini e atmosfere.
Dietro l’affascinante e misterioso titolo della mostra (Una costante perdita di magia) si cela dunque tutta la loro capacità narrativa e la meticolosa attenzione visiva che rende possibile la costruzione di immagini e storie.
La mostra è di taglio museale, tanto è composto, scandito e definito il percorso espositivo, che si dipana attraverso quattro installazioni pensate per l’occasione, autonome ma corrispondenti. Superata la prima opera, una coppia di contagocce antropomorfi dal sapore vagamente naumaniano, il visitatore si addentra nell’immaginario video tipico di Masbedo. Immagini terse, definite e ricercate. Sono a colori anche se descrivono un mondo prevalentemente in bianco e nero, come se l’attenzione degli artisti fosse rivolta più allo spazio, alle forme e alle anatomie. Sono corpi concreti, presenti, che registrano sulla pelle e nei gesti i fremiti e le pulsioni più recondite della mente, mostrando il conflitto tra il dentro e il fuori, la mente e il corpo, con le sue molteplici oscillazioni.
Togliendo Tempesta al Mare parla proprio di questa dicotomia, tra la costanza e l’imprevisto, le componenti più raziocinanti dell’uomo e la sua natura più caotica. Nel video (proiettato su una scaffalatura di vetro e bicchieri) il tema del confronto impossibile, suggerito da un personaggio che inutilmente cerca di opporre il proprio corpo all’immensità del mare in tempesta, sembra bilanciato, su un piano più metafisico e concettuale, dall’altra videoinstallazione dal titolo Stanza dell’altro ritratto, in cui i due artisti dialogano sul tema della rappresentazione dell’altro, riflettendo e “riflettendosi”.
Non c’è divagazione o evasione nelle opere dei Masbedo, i visitatori contemplano le immagini e individualmente intrattengono con loro un rapporto di complicità, tensione, desiderio e pensiero. Si assiste ad un mondo tangibilissimo, ma cristallizzato, che sembra sempre spinto sulle soglie di un’imminente rottura. Come se la forza invisibile che tiene assieme questo fragile mondo stia svanendo. La magia non si svela, si perde.
riccardo conti
mostra visitata il 18 gennaio 2007
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