Gorgeous Isn’t Good Enough. La bellezza non è tutto. Inaugurato durante la settimana della moda, in cui Milano viene di regola letteralmente invasa da indossatrici provenienti da ogni dove, questo evento, curato da Morgan Morris, sembra essere un po’ una provocazione. E’ invece un ragionamento sul concetto contemporaneo di avvenenza. L’aspetto è oggi un forte fattore di discriminazione sociale. Quantomeno nel pensiero mediatico, che produce non poche frustrazioni, brama, appetiti irrisolvibili nel riguardante. La realtà è di certo ben diversa. Non sempre l’equivalenza bellezza-successo funziona. Tuttavia lo stereotipo del vincente va diffondendosi con un identikit sempre più preciso.
Ma la filosofia ha insegnato a conoscere il bello altrimenti. Non solo come forma di compiutezza assoluta e di gradevolezza delle forme, ma anche attraverso superfici scabre, nella vecchiezza, in ciò che è brutto e malandato. Questo ha dato modo a molta arte contemporanea di esistere, liberandosi da vincoli ormai insopportabili. Le teorie di Victor Hugo, che ha introdotto il concetto di grottesco, sono un esempio emblematico della ricerca sull’interessante, anche se mostruoso. Di ciò che affascina respingendo. Assomigliano al Frankenstein di Shelley, meraviglioso e crudele collage di corpi, le donne di Jessica Craig-Martin, patchwork di cicatrici ottenute sottoponendosi a numerosi interventi chirurgici, o le composizioni di Amie Dicke, in cui il tagliare è un mezzo per svelare l’inganno, gli artifici del digitale, laddove questo è usato per mascherare i difetti della realtà.
La chirurgia è invece glorificata da Nan Goldin. Muse meravigliose di una bellezza ambigua e contraddittoria sono i travestiti ritratti nelle sue foto, cui fa da contraltare l’idea di contemplazione, messa in scena da Mariko Mori, con le sue figure eteree, provenienti da una dimensione ultraterrena, irreale.
A difesa di un’idea di genuinità si pone Marilyn Minter, esagerando notevolmente il make-up dei suoi soggetti, descrivendo la cosmesi un artificio, un “trucco”, per l’appunto, una maschera d’ipocrisia che celando il difetto falsa la percezione della verità. Erwin Olaf, infine, fa il verso al mondo della moda restituendo sensualità a corpi sfatti dal tempo, fotografando modelle anziane in cui ogni incanto è ormai sfiorito. Sono opere che non stanno al gioco di una società omologata e soggiogata da un concetto di bellezza tirannico in cui uomini e donne si sottopongono a torture indicibili per migliorare il proprio aspetto, in cui il libro si giudica dalla copertina. But gorgeus isn’t good enough. Una definizione di Hitchcock, presa in prestito da un articolo di Enzo Biagi su L’Espresso, è in questo senso risolutiva. Il bello non è facilone, ha delle regole: “il buon senso; il buon gusto; la personalità brillante; la comprensione per i problemi di un uomo;. una certa valorizzazione delle risorse naturali, ma fatta in modo discreto.”. Il resto è una cornice. La bellezza, in fondo, non è tutto.
santa nastro
mostra visitata il 12 ottobre 2005
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