Boccioni futurista. Queste parole sono incise su una targhetta di ottone esposta dalla curatrice Laura Mattioli Rossi in una delle sale, come si trattasse di un’opera d’arte. La vita stessa di Umberto Boccioni (Reggio Calabria 1882 – Sorte, Verona 1916) è infatti un “manifesto del futurismo”. Protagonista delle rissose serate, in prima linea nelle aggressioni contro i passatisti, arruolatosi volontario nella grande guerra igiene del mondo, morto giovane per una caduta da cavallo e protagonista di alcuni suoi capolavori come La città che sale, Boccioni è senza dubbio uno dei padri del movimento. Oltre che firmatario e cofirmatario dei principali manifesti del gruppo (Il manifesto dei pittori futuristi del 1910, La pittura futurista. Manifesto tecnico, sempre del 1910 e Manifesto tecnico della scultura futurista, 1912) e autore di un importante saggio intitolato Pittura e scultura futuriste. Dinamismo plastico, del 1914, opera in grado di delineare in modo lucido e analitico l’intera visione futurista dell’arte e della vita. Questi testi non potevano ovviamente mancare in mostra, dal momento che teoria e pratica nell’artista calabrese si fondono indissolubilmente.
Non è sicuramente un caso che la mostra venga ospitata a Milano, città che rappresentò una tappa fondamentale per Boccioni e tutta la storia dell’avanguardia. Qui l’artista giunse nel 1907 e, oltre all’incontro con il divisionista Previati prima e il letterato Martinetti poi, trovò un ambiente interessante e stimolante che condizionerà le sue opere future.
Le fabbriche, la vita frenetica di una metropoli in fermento e le prime automobili troveranno una loro teorizzazione nel culto futurista della velocità e delle macchine, nella fiducia nella scienza, nel progresso e nell’avvenire. In mostra sono presenti disegni e tele di grande fascino come Il bevitore (1914) e Elasticità (1912), olio in cui è rappresentato attraverso il dinamismo plastico un cavaliere in movimento. Cavallo, fantino e paesaggio interagiscono tra loro, le linee forza si prolungano nel movimento e gli spazi si compenetrano.
Ma è il Boccioni scultore al centro dell’attenzione. La sua produzione scultorea è circoscritta per lo più al 1913 e delle tredici opere realizzate, che il visitatore può osservare attraverso ricostruzioni e fotografie, ne sono rimaste solo quattro. In Testa+casa+luce e Sviluppo di una bottiglia nello spazio i soggetti scomposti nelle loro linee-forza entrano in contatto con lo spazio, in cui si incastrano secondo una nuova armonia. Nasce quindi la scultura d’ambiente, che non disgiunge il soggetto scultoreo dall’ atmosfera circostante, ma grazie al trascendentalismo fisico “rende plastiche le affinità misteriose che creano le reciproche influenze formali dei piani degli oggetti”. Anche il movimento è un elemento che la scultura futurista intende rappresentare, movimento reso in modo vigoroso in Forme uniche nella continuità dello spazio.
Una potenza quasi primordiale viene sprigionata dalla massa bronzea che sembra prendere vita per marciare in direzione del futuro. L’idea di Boccioni di creare una scultura polimaterica in cui possano convivere i più svariati materiali è riscontrabile in Dinamismo di cavallo in corsa+casamenti (1915), dove vengono utilizzati legno, olio, cartone, rame e ferro dipinto.
È di nuovo il movimento del cavallo ad essere al centro dell’opera dell’artista, che morirà proprio per una caduta da cavallo un anno dopo durante un’esercitazione militare. Morte che segnerà simbolicamente il preludio della crisi del primo futurismo.
paolo francesconi
mostra visitata il 5 ottobre 2006
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