Il passaggio del fotografo finlandese Esko Männikkö (Pudasjärvi, 1959. Vive a Oulu) in Italia si limita a rare occasioni, come la Biennale del 1995 e un’antologica da De Cardenas nel 2001. La mostra da Suzy Shammah si distingue per la coerenza, poiché presenta il ciclo Flora & Fauna (2003-04), allestito dallo stesso artista. Proprio l’allestimento va in primis evidenziato, poiché sfrutta la caoticità dei formati, sviluppando un assembramento compulsivo delle opere. Le cornici lignee, recuperate e trattate con particolare perizia, sono ancora opera del finlandese. Per ciò, pur essendo edizioni di venti, si tratta di copie uniche, se non prescindiamo dall’importanza che riveste la cornice, come ha illustrato Jacques Derrida ormai più di vent’anni or sono.
Ancor prima di analizzare i ritratti in mostra, va ricordato che l’artista ha prodotto vari cicli di figure umane, in particolare nella cittadina di Batesville, sulla frontiera fra Texas e Messico (Mexas, 1996-98). In secondo luogo, nel momento in cui si domandano i titoli delle opere, si scoprirà che la grevità visuale viene brechtianamente distanziata grazie a un duro piglio sarcastico. Lo stesso titolo della mostra di questi mesi, Flora & Fauna, in realtà rimanda anche a una nota marca di whisky, le cui storiche bottiglie Männikkö acquista con l’avidità tipica del collezionista.
Nelle tre sale, con forza emerge il malessere di un pianeta e dei suoi abitanti a causa di una mollezza che richiama la vita congelata nell’estremo nord europeo. Questo malessere emerge poiché in realtà non si tratta (quasi) mai di fotografie shock sul modello di certe immagini diffuse dalla Lav. Al primo sguardo, molte opere paiono composizioni astratte, frutto di una manipolazione degli oggetti per far loro perdere la significazione abituale. Invece, come lo stesso artista dichiara, si tratta di “immagini del disgelo”, che Männikkö si “limita” a fissare sulla pellicola. Non è da dimenticare il fatto che l’intervento comporta la ricerca maniacale del soggetto e, prima dell’elaborazione di cornici e allestimento, anche la stampa a colori, assolutamente disagevole per le tonalità di bianco o ruggine. Se dunque si supera la prima visione astratta del soggetto, si scoprono ritratti sconvolgenti: volatili che giacciono annegati in bidoni d’acqua piovana, un piccolo uccello immerso nella schiuma con dita ferite che lo detergono dal petrolio, scarti della produzione industriale che compongono Miró ossidati, disastri ecologici specularizzati. L’apice dello sconforto si esemplifica nell’immagine di uova rotte e due feti di uccellini privi di quella vita che ancora dovevano assaporare. Un unico segnale permette di rintracciare un rivolo di speranza, almeno così lo vogliamo intendere: alcuni ciuffi d’erba fanno capolino fra le crepe dell’asfalto. Con determinazione, con silenziosa determinazione.
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