“Non sempre è delitto solo ciò che approda al codice penale. …È delitto la lite con la moglie davanti al figliolo piccolo …è delitto sanguinoso l’allontanare da noi chi è diverso …è delitto la prosopopea, è delitto l’idiozia…”. Queste parole di Franz Borghese esprimono meglio di altre la poetica della mostra in corso alla galleria Artesanterasmo, dove le opere del maestro comunicano col fruitore in maniera immediata grazie ad una forte unità stilistico-concettuale e alla caustica ironia sulla società.
I personaggi rappresentati nei quadri di Borghese, collocati per costumi ed atteggiamenti nei primi del Novecento, escono da ogni determinazione storica per parlarci di comportamenti umani universali. Dalle loro fattezze caricaturali, dai loro corpi tozzi e dai rigidi movimenti quasi fossero dei pupazzi, trasuda l’ipocrisia di una società dove dietro alla facciata di pura formalità si celano duelli sleali, improvvisi voltafaccia ed altri segni di degrado di ogni senso morale, di ogni dovere e giustizia.
Il “delitto” è figlio del potere e della prepotenza dell’uomo, simboleggiati più volte nell’opera di Borghese in quadri come Ritratto immaginario: il medico, dove le dimensioni spropositate della siringa alludono alla perversa onnipotenza di chi governa la salute del prossimo, oppure Il fumatore, dove il sigaro e il fumo emesso a getti accompagnano la gestualità del prevaricatore. Le allegorie sono sottolineate dallo sguardo dei personaggi, ora perso nel vuoto della spersonalizzazione, ora esasperato dagli eccessi di espressività, e da quella patina di rosso sangue che permea ogni rappresentazione in un continuo clima di apprensione.
Anche dalle cinque sculture presenti in mostra, elaborate nel corso degli ultimi due anni, emerge in maniera forse più pacata ma altrettanto incisiva un ritratto critico dei vizi e delle virtù dell’uomo di oggi che, se mai vorrà raccontare di un “delitto”, sarà di quello della sua anima.
Marco Redolfi
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