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Fino al 27.I.2017 | Ugo La Pietra, I gradi di libertà | Galleria Laura Bulian, Milano |

di - 21 Gennaio 2017
Ancora qualche giorno per scoprire la mostra “I gradi di libertà”, una piccola ma completa retrospettiva dedicata al lavoro di Ugo La Pietra nel periodo 1969-76. Designer, architetto, fotografo, filmaker, ma anche musicista: un esploratore, come lui stesso si è definito, in occasione del bell’appuntamento che i Frigoriferi Milanesi gli hanno dedicato, con la partecipazione di Marco Scotini, Tommaso Trini e Cristina Casero.
Una carriera iniziata nei primi anni ’60 quella di La Pietra, che l’ha portato non tanto ad aderire a correnti o movimenti, ma a tangere tutti gli aspetti più “topici” di quelle che sono state le pratiche performative, le ricerche urbane, con un approccio fotografico documentaristico messo a fuoco proprio per tentare di portare nuovi strumenti, soprattutto di azione prima che di visione, allo spettatore.
Una poetica diretta non tanto a operare “nel”, ma “per” il sociale, come ha ricordato lo stesso artista: «Alla fine degli anni ’60 c’era chi rifiutava l’andamento della società in tre modi differenti: l’astrazione, per cui l’individuo rifiutava di fare qualsiasi cosa; l’utopia, ovvero il lavoro su “altri piani” verso altre possibilità non attuabili mai completamente; e il modo del Sistema Disiquilibrante, ovvero la necessità di essere interstiziali e tentare di aiutare la decodificazione del sistema, rendendo più consapevole la cittadinanza», spiega  Ugo La Pietra che, inutile dirlo, scelse appunto la terza modalità di azione, a cui diede nome e paternità.
Non era volontà di “fare arte”, ma porsi come una sorta di artigiano nel tessuto sociale: «Gli artisti partono dall’idea e cercano di plasmare la materia, io parto dalla materia che mi trovo intorno, e cerco di dare una risposta».
Svicola da sempre definizioni Ugo La Pietra, ma lavora con migliaia di persone e parecchi colleghi, come Franco Vaccari e Gianni Pettena, con i quali compie anche il celebre Viaggio sul Reno, nel 1974, i cui risultati sono in mostra da Bulian.

Ai suoi progetti aggiunge didascalie, scritte, disegni, oltre alle fotografie: è un modo non tanto per allontanare interpretazioni sbagliate, ma per mettere a fuoco immediatamente quelle giuste. Un percorso didattico, si potrebbe dire, senza apparire mai didascalico.
Secondo l’interpretazione di Tommaso Trini, infatti, c’è di mezzo una lunga creazione di “strumenti” che permettono un intervento concreto nell’urbanità. Di Milano, soprattutto, città che Ugo La Pietra da sempre scandaglia, attraversata anche seguendo le indicazioni surrealiste del Chemin de rive, partendo dal centro e uscendo dai confini, senza altri mezzi se non lo sguardo, l’intuizione, quella che poi – dai Situazionisti – fu ribattezzata la “Deriva”.
Un modo non per andare contro i meccanismi di potere, ma per tentare di bypassarli, come atto di irriducibile libertà mentale rispetto a percorsi preordinati, agli imperativi che – dagli anni ’60 ad oggi – sono diventati colossali limitazioni delle nostre azioni, mentre il messaggio che passa è invece quello di una “totale libertà”.
Ugo La Pietra, insomma, si pone come un agitatore silenzioso e dunque per questo molto più incisivo, e pericoloso: «Non si può chiedere alla gente che cosa vuole: risponderanno in base alla condizione della loro esistenza, rispetto a quelli che sono i bisogni imposti. Prima di tutto bisogna codificare il nostro presente, e le sue forme», ricorda l’artista. Anzi, l’ “operatore estetico”, per usare un termine coniato da lui stesso, negli anni ’60, per dare una definizione più precisa del proprio lavoro.
Un lavoro che ha sempre cercato la possibilità di mettere in atto “Una cultura che deve incidere sulla realtà”, come recita l’incipit del film I gradi di libertà, realizzato con Davide Mosconi nel 1973, all’interno della Triennale di Milano, vuota. Perché? Potete scoprirlo anche su Youtube. Che poi forse è un altro modo di usare un “mezzo” a disposizione della globalità, nel modo in cui La Pietra ci ha sempre insegnato: aggiungendovi valore.
Matteo Bergamini
mostra visitata il 18 gennaio 2017

Fino al 27 gennaio 2017
Ugo La Pietra
I Gradi di Libertà
Laura Bulian Gallery
c/o Frigoriferi Milanesi
via Piranesi 10, 20137 Milano
Info: www.laurabuliangallery.com

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