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fino al 27.IV.2003 | Giò Ponti – a world | Milano, Triennale

di - 27 Marzo 2003

Non era facile raccontare con una sola mostra Giò Ponti (Milano 1891-1979). Ci sono riusciti Marco Romanelli e James Peto (curatori, con la consulenza scientifica della figlia di Ponti, Lisa), che ne hanno ricostruito il genio poliedrico, la personalità ricca di energia e voglia di creare, in continua evoluzione, ma sempre se stesso, “un architetto è qualificato per fare molte cose, in ogni cosa è sempre lo stesso procedimento, la stessa mano… E’ sempre lo stesso artista” (Ponti).
Nella sua immensa “libertà creativa” (Romanelli) si rintracciano elementi di continuità: un’ispirazione di matrice classica e un moderno razionalismo, l’idea che un’opera d’arte debba essere utile e funzionale. Ne consegue la teoria della vivibilità dello spazio domestico e la definizione di “casa adatta”, “Immagini sempre l’architetto … per una finestra una persona al davanzale, per una porta una persona che la oltrepassi, per una scala una persona che la discenda.., per una stanza una che ci viva”. E ancora, la tendenza alla smaterializzazione, attuata in architettura con pareti sottili e traforate da finestre allungate, la ricerca di forme pure e trasparenze, che culmina nei “leggeri origami” della Cattedrale di Taranto (1971). Il diamante è la sua forma simbolo, come il diamante, l’architettura nasce da linee che si intersecano.
Ponti progetta per intero le sue case, fonde architettura e architettura d’interni. Crea mobili “autoilluminanti”, scrivanie con sedie incorporate, letti che includono comodini e cassettiere. Le sue “pareti organizzate” organizzano il vuoto dei muri e le “finestre arredate” trasformano l’ambiente.
La mostra ripercorre l’opera di Ponti con criterio cronologico, ogni sezione corrisponde ad un decennio di attività. Le singole sezioni ricordano un set cinematografico che ha per protagonisti mobili, poltrone, vetri, porcellane e per scenografia le gigantografie delle più note opere architettoniche di Ponti. Alle pareti disegni, schizzi e progetti, teche con le copertine della rivista Domus (da lui fondata nel 1928 e diretta fino al 1979). Vetrine espongono posate, piastrelle e campioni di tessuto, i plastici degli edifici, immancabile quello del grattacielo Pirelli.
Difficile scegliere tra gli oggetti in mostra i più belli o i più significativi; molto celebrata la “sedia superleggera”, progettata nel 1957, che si dice sia stata “testata” con un lancio dalla finestra di un quarto piano senza riportare lesioni. Originali e moderni gli smalti su lastra di rame che Ponti progettò, poi realizzati da De Poli, piccoli oggetti, figure di animali stilizzati, ma anche un mobiletto Mercato con decorazioni di smalto: banchi di mercato con fette di anguria e vestiti di bambini. Vetri coloratissimi per Venini e porcellane per Ginori, vasi con decori di figure femminili allungate tra nuvole e architetture. E dagli aforisimi di “Amate l’architettura” (pubblicato nel 1957) si scopre un’inaspettata vocazione poetica: “l’incanto questa cosa inutile e indispensabile”, possibile obiettivo di una vita dedicata all’arte.

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Il sito della mostra alla Triennale

antonella bicci
mostra visitata il 19 marzo 2003


Giò Ponti: a world.
Dal 15/02/2003 al 27/04/2003
Triennale di Milano, Viale Alemagna 6, Milano
Tel. 02/724341; fax 02/89010693, e-mail: info@triennale.it
Ingresso: intero 7 euro, ridotto 5 euro, ridotto gruppi 3 euro
Visite guidate: informazioni e prenotazioni gruppi e scolaresche
AD ARTEM: tel. 02/6597728; fax 02/659926, e-mail: adartem@galactica.it  
Orari: da martedì a domenica 10.30-20.30
Catalogo Abitare Segesta


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