Categorie: milano

fino al 27.VII.2008 | Trento Longaretti | Milano, Fondazione Mazzotta

di - 7 Luglio 2008
La storia della pittura di Trento Longaretti (Treviglio, Bergamo, 1916; vive a Bergamo e a Framura, La Spezia) è quella di una fondamentale, costante e continua coerenza con il proprio stile. Le sue tele parlano di emarginati, mendicanti, clandestini, poveri, vittime di sospetto e indifferenza. La sua umile poetica della semplicità e della privazione si esprime attraverso volti scavati dalla fatica e dall’inedia, occhi sgranati dei suoi ragazzini scheletrici, mani grandi e callose e la malinconia delle tinte violacee, marroni e bluastre che li avvolgono.
Nei quadri dell’artista lombardo soffia il vento dell’est, sulle cupole dei monasteri ortodossi e sugli abiti dei profughi e mendicanti che dipinge. Quella dell’Est Europa non è soltanto una fascinazione tematica, ma anche espressiva. Oltre all’influenza del Picasso dei periodi blu e rosa, c’è molto Chagall nelle sue opere, e soprattutto Oskar Kokoschka, il cui La sposa nel vento viene richiamato da Maternità in azzurro con ragazzo.
La grande antologica dedicata dalla Fondazione Mazzotta a Longaretti si articola lungo tutto il periodo creativo dell’artista, dai tempi di Corrente, con due tele degli anni ‘40 (Composizione (La poesia) e Natura morta con candela), fino alle ultime creazioni, tra cui La scodella vuota, è fame e Pellegrini d’oriente e gli orti del monastero.
La mostra si articola in due momenti espositivi. Al piano terra sono esposti i quadri di paesaggio. Paesaggi e passaggi, città che fanno da sfondo al peregrinare di fuggiaschi e clandestini costretti a un eterno movimento. Sono quadri di grande impatto cromatico, ricchi dei colori caldi di notti festose con più astri e più lune, mentre l’eterno viaggio dei migranti appare seminascosto nelle strisce oblique di colore che lo raffigurano. Al piano interrato, lo sguardo dell’artista si avvicina ai soggetti che lo interessano. Vengono meno i colori caldi e incendiari dei paesaggi, per toni più freddi, tesi ad accrescere l’immobilità di soggetti afflitti sempre dagli stessi mali o a raffigurarne lo sguardo con nature morte altrettanto disadorne e tormentate.
Mendicanti, musici, acrobati, ebrei, zingari si perdono in attimi eterni di solitudine, emarginazione e indigenza, in espressioni di disagio e profonda tristezza. Qui vecchi e bambini si accompagnano, passandosi il testimone del comune destino mendicante e affamato. Oltre agli uomini della strada, l’occhio di Longaretti scruta nel tormento della povertà domestica delle famiglie, dedicando ampio spazio al tema della maternità, raffigurata da madri che sono il ritratto della disperazione, ma che anche nella profondità del loro tormento sanno trovare spazio per la dolcezza.

Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa venne descritto come l’ultimo grande romanzo ottocentesco, pur appartenendo alla metà del secolo successivo. Allo stesso modo, le tele di Longaretti parlano il linguaggio di una pittura dei primi decenni del Novecento, e ne hanno lo stesso fascino e la medesima lontananza. Per questo, al termine della mostra, la grande coerenza dell’opera dell’artista lombardo lascia un dubbio sottile, come sottile è la distanza tra coerenza e reazione, tra fedeltà a se stessi e autoreferenzialità.

articoli correlati
Longaretti a Palermo

stefano mazzoni
mostra visitata il 12 giugno 2008


dal 12 giugno al 27 luglio 2008
Trento Longaretti – Opere 1940-2008
a cura di Gianfranco Bruno
FAM – Fondazione Antonio Mazzotta
Foro Buonaparte, 50 (zona Castello sforzesco) – 20121 Milano
Orario: da martedì a domenica ore 10-19.30
Ingresso libero
Catalogo Gabriele Mazzotta, € 24
Info: tel. +39 02878197; fax +39 028693046; informazioni@mazzotta.it; www.mazzotta.it

[exibart]

Visualizza commenti

  • ah si! mi sembra di averlo visto in una tristissima galleria catanese l.i.b.r.a. mi sembra!la poetica e' tristezza?

  • Non è tristezza, Longaretti denuncia l'amaro del nostro tempo, enfatizzando con indicibile raffinatezza la forza e la dignità degli ultimi che affrontano il loro vivere (destino) con stoica rassegnazione.

Articoli recenti

  • Mostre

Zhang Chaoyin, l’Himalaya non è mai stato tanto vicino

Fino al 15 maggio l'Edificio B12 della Manifattura Tabacchi ospita la mostra del fotografo Zhang Chaoyin, con sessanta opere sull’Himalaya,…

13 Aprile 2026 0:02
  • Progetti e iniziative

Nuova direzione e nuovi progetti per Casa degli Artisti a Milano: intervista a Giulia Restifo

Casa degli Artisti entra in una nuova fase con una guida rinnovata: residenze multidisciplinari, collaborazioni con istituzioni milanesi e reti…

12 Aprile 2026 19:30
  • Arte contemporanea

Reportage dalla Biennale di Sydney: pratiche della memoria in una mostra diffusa

Il progetto curatoriale mette al centro memoria e trasmissione, articolandosi in una pluralità di contesti che arricchiscono il racconto ma…

12 Aprile 2026 17:00
  • Mercato

Il Ponte Casa d’Aste inaugura un dipartimento dedicato al fumetto

Continua la corsa della Comic Art sul mercato internazionale. Così Millon e Il Ponte Casa d'Aste curano una vendita dedicata…

12 Aprile 2026 16:52
  • Arte contemporanea

Sidival Fila in dialogo con Raffaello all’Ambrosiana di Milano

Nella Sala del Cartone dell’Ambrosiana, l’intervento di Sidival Fila si affianca al celebre cartone della Scuola di Atene, attivando un…

12 Aprile 2026 16:00
  • Arte contemporanea

L’opera che non doveva esistere. Omaggio all’America Latina tra storia e riattivazione

Ritirata, esclusa dal catalogo, privata dei nomi: “Omaggio all’America Latina” di Cavaliere e Scanavino riemerge a Milano insieme alla performance…

12 Aprile 2026 15:00