La Federico Luger Gallery presenta la prima personale italiana della pittrice milanese trentatreenne Lorenza Boisi. La galleria è un piccolo spazio all’insegna della sobrietà. Tutto è candido e minimale: neanche una scrivania o una sedia, nessuno spazio in più oltre a quello espositivo. In questa limpidezza non balzano all’occhio i quadri della Boisi, quasi mimetizzati con l’ambiente.
Eppure, vista la forza dei soggetti, questi dipinti dovrebbero colpire come fossero in rilievo. Quasi tutte le tele ritraggono teschi in atmosfere angoscianti; il bianco e l’azzurro del fondo determinano apatia piuttosto che tristezza. Ad attutire l’effetto mortifero dei crani interviene anche la presenza costante, vicino ad essi, di elementi legati a significati familiari e positivi. In Family tree, ad esempio, su ogni ramo di un albero genealogico è presente un teschio; uno indossa un cappellino di lana completato da una sciarpa, della stessa fantasia, legata all’albero. Anche in Wishful tsantsa una sciarpa è avvolta al ramo di un tronco. In cima un teschio con una grossa parrucca sembra compiere un rito sciamanico. L’assenza emotiva del mondo in cui vivono queste figure determina la loro dimensione grottesca; i quadri sembrano finestre attraverso le quali è possibile intravedere il volto dell’artista impegnato in un sorriso di circostanza di fronte alla vita.
Queste impressioni sono la cornice di un vasto mondo immaginario. Ogni dipinto è una narrazione fiabesca ad episodi in cui la protagonista è una massa di capelli con i piedi, unica interprete di Head, che in Hamlette si confronta col tema della morte di fronte a due attori di primo piano: il teschio e il tronco reciso. La dimensione di questi racconti è quella introspettiva: l’interpretazione del mondo è qui l’interpretazione di sé. La memoria e la metafora si intrecciano in questi quadri per esporre una storia personale che vuol essere valida per tutti, un’autobiografia universale. Soltanto quadri? No anche una scultura. un grigio albero reciso riposa circondato dagli ultimi frutti di una vita molto produttiva.
davide valenti
mostra visitata il 15 settembre 2005
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