Il lavoro di Marco Boggio Sella (Torino, 1972) continua a disorientare. Davanti alle sue opere si dissolve quel senso di tranquillità e conforto che solitamente si vive di fronte all’esposizione di lavori stilisticamente coerenti. Il giovane torinese presenta, per la seconda volta nello Studio Guenzani, un lavoro eclettico, dove sembra praticamente impossibile tracciare un filo rosso che tessa una storia tra i lavori presentati: cinque dipinti e tre sculture.
Le opere pittoriche prendono spunto dalle immagini
Un dipinto con un paesaggio roccioso, in cui aleggiano strane creature, apre la mostra e sembra far da cornice al grande sarcofago rosso. Ma a rompere questo quadretto archeologico è la stessa forma della scultura, risultato di un ingrandimento di un giocattolo di fantascienza degli anni ‘70. Seguono, in un grande formato, una allegra famiglia di topolini, una classica natura morta e una coppia di olandesi con abiti tradizionali che cammina romanticamente al chiaro di luna.
Una ricerca, quella di Boggio Sella, che sa mettere a confronto storia dell’arte e realtà contemporanea, naturale e artificiale. Sfidando quella strana logica, spesso pretesa dal sistema dell’arte, secondo la quale le opere devono essere stilisticamente riconoscibili. Un meccanismo pericoloso di cui molti artisti sembrano rimasti vittima.
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