la pellicola. E quest’ultima risulta sgranata sul bordo ingrandito. «Sono interessata nelle possibilità dell’astrazione in fotografia – spiega l’artista. Scegliendo un soggetto che è impossibile da ritrarre, sto esplorando un modo di rappresentare lo sguardo, l’esperienza e l’attuale processo di percezione». Un nuovo sguardo quindi, o meglio un nuovo modo di osservare le cose. Si parte dal particolare per poi allargarsi su un pezzo di città, rappresentato dal profilo di un palazzo. Una inquadratura però sempre sospesa, sempre aleggiante. Due parti distribuite in due spazi della galleria che ne tracciano la nascita e il percorso nella vita. Quelle che dapprima e ravvicinate appaiono come macchie bianche su fondo grigio perla, con una distanza minima propria del puntinismo, che ricercava se stesso dall’approccio scientifico della teoria del colore, subito ne risulta un volto preciso e nitido nel suo bagliore. La ricerca ha echi cosmici, aderenti alla scienza e al tempo stesso ad una nuova visione della land art così spontanea, viva nel panorama artistico a partire dagli anni Sessanta e desiderosa di saldare legami tra arte e vita, uomo e natura.
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