L’Oriente come mondo altro: lontano, immaginifico, di cui si raccontavano storie straordinarie, meraviglie di ricchezze, animali esotici, palazzi dorati, donne seducenti. Un mondo spesso privo di contorni chiari, una geografia confusa su cui divertirsi a fantasticare. E il palcoscenico, altra isola dell’immaginario, ben volentieri si prestava a ricostruire mondi favolistici, onirici, stravaganti. Allora –certamente- e ancora ora: perché il teatro – la musica, le storie narrate – vivono ormai per sempre in questa dimensione di sogno, storie d’evasione anche quando sono altamente drammatiche, un lasciarsi avvolgere da atmosfere inusuali, di sonorità, architetture, costumi.
Ed è con questo piacere della scoperta, tra abiti sfarzosi, ricerca di tonalità, gioielli d’ogni colore che si può visitare La Scala e l’Oriente, un percorso sì informativo -anche sulla visionarietà occidentale in cui si mescolano conoscenze storiche e gusto della bizzarria- ma capace innanzi tutto di divertire l’intelligenza, tra piccole e grandi sorprese.
C’è Otello, presenza di confine, ma anche superba figura rinascimentale capace d’incantare la bionda Desdemona. C’è Verdi naturalmente, anche con il I Lombardi alla prima Crociata, Nabucco e Aida.
Ma, in questo viaggio che prende avvio con Civiltà a confronto -evocando quindi il vicino e l’estremo oriente, Egitto, India e Russia- s’incontrano bozzetti, scenografie in scala, plastici, costumi nati per le opere di Rossini e Mozart, Cherubini e Massenet, Bizet e Meyerbeer, e così via, per giungere infine, nella superba sala delle Cariatidi, così preziosa e inquietante, alla Turandot di Puccini, una folla di manichini con i costumi di Caramba, (Teatro della Scala, 25 aprile 1926, direttore Arturo Toscanini) affiancata da una nuova memoria di Otello, dicembre 2001, direttore Riccardo Muti, scene di Ezio Frigerio. Modellini sotto vetro, varietà di tinte, profili neri di personaggi su sfondi luminosi. Dolce ironia di petali, foglie e uccellini per Madame Butterfly, buffi i costumi di gabbie e piume colorate per Papageno e Pagagena, scuro l’ampio abito nero della Regina della Notte circondato da elementi sospesi di perle e brillantini certo di grande effetto nei movimenti.
Tra le tante letture possibili di questa mostra c’è il variare della sensibilità dell’occidente nell’immaginare luoghi mitici, mondi pagani, fascinose seduttrici, c’è il filo delle collaborazioni tra registi, direttori d’orchestra, costumisti e scenografi, a volte complici in emozionanti sinergie artistiche. E c’è quella, che davvero può incantare, che traccia un percorso attraverso l’alta maestria artigianale dei tanti che lavorano per un eccellente esito all’apertura del sipario. Su tutto, protagonista è lui: il Teatro della Scala, ora antico e nuovo con il restauro, la memoria e la storia, all’interno il rosso e l’oro. E all’esterno le recenti, poderose strutture, giusto alle spalle dell’elegante facciata.
valeria ottolenghi
mostra visitata il 3 dicembre 2004
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