“Uno che scrive poesie con le mani piene di colori”. È così che si definisce Nicola De Maria (Foglianise, 1954), esponente della Transavanguardia insieme a Mimmo Paladino, Enzo Cucchi, Francesco Clemente e Sandro Chia.
L’artista presenta presso la Galleria Cardi venti opere realizzate appositamente per la mostra. I lavori esposti rappresentano il trait d’union tra le sue opere di matrice prettamente iconografica, figurativo-astratta –tratti distintivi della serie Il Regno dei Fiori (1983/1985)- e quelle caratterizzate dall’astrattismo geometrico degli anni Novanta.
De Maria lavora su diversi livelli di texture, partendo da una base monocroma per poi ripartirla geometricamente ricorrendo a colori forti e decisi e ad iconografie elementari: petali geometrici che assumono le fattezze di stelle brillanti. Come Paul Klee in opere come Über ein Motiv aus Hammamet (1914), De Maria non sente più il bisogno di figure e forme realistiche. Vuole portare lo sguardo fuori dall’apparenza e dalla mera rappresentazione narrativa. La sua arte non è illustrazione di un racconto, ma rappresentazione di un mondo fantastico e fiabesco che rimanda a qualcosa di più grande, di universale e spirituale. I ricordi e le emozioni vengono espresse artisticamente attraverso il frammento, la linea spezzata, che alludono ad un mondo attraversato solo da sogni. La poetica del frammento in De Maria racconta una fiaba, dunque, un mondo irreale capace di coinvolgere ed emozionare. L’artista racconta così una realtà intima, lirica, che elude le regole della normalità quotidiana e rivela l’entusiasmo di un artista che inventa e si re-inventa.
In linea con la sua volontà di esprimere novità e vitalità lirica, De Maria sceglie di utilizzare emblematicamente il colore come soggetto assoluto. Nelle sue opere materiche come Arcadia Infinitaaaaa (2002/2003) spesse chiazze di tinte solari, vivaci e vibranti di mediterraneità, si sovrappongono contrastandosi sulla tela e ne trascendono le dimensioni reali. Il colore diventata verità, diventa esso stesso fine artistico. Domina l’ambiente e lo modifica. La vivacità tonale, la solarità diffusa esprimono la speranza poetica di un futuro rasserenato.
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