“La più bella esperienza che si possa fare è quella del
misterioso. È questa la vera sorgente di ogni arte e di ogni scienza”. È la sorgente a cui si abbevera
Maggie Taylor (Cleveland,
1961), la foto-artista americana, che torna in Italia con un nuovo corollario
di straordinarie immagini dopo la retrospettiva agli Scavi Scaligeri di Verona.
Con i suoi personaggi da favole per bambini, di favole per adulti, per
raccontare un mondo di elementi enigmatici e ardite visioni. Quelle di un sogno
dove tutto è possibile.
Sono opere singolari, uniche, surreali, con personaggi
immaginari, per sogni già vissuti, per storie mai scritte, per favole da
riscrivere. Nuvole che stanno sulla terra, bambine dall’aspetto beneducato, di
un’epoca che potrebbe essere quella vittoriana, vestite di viola con bianchi
conigli, vestite d’azzurro e i conigli sono tanti, bambini raffinati e le pose
sono quelle immobili delle fotografie di un tempo passato, nuvole intorno,
nuvole davanti ai visi e la pioggia come bianca texture.
Una vecchia valigia che sa di mistero, sospesa a mezz’aria
in un prato, e una barriera di alberi diritti. Un uomo, con la testa di cane,
guarda stupito con le mani in tasca. Tutto è immobile e pare di udire il
silenzio. Un cielo viola, due pecore, piccolissime sul prato, con la pioggia che
scende, sotto un ombrello rosso. L’atmosfera è di magrittiana memoria. Gatti
distratti, vestiti come umani, hanno le gambe di bambino e un topo alza una
bandierina rossa. Stelle, farfalle, piccole case luminose come lontani miraggi,
grandi uccelli dalle piume eleganti.
Sono immagini che nascono dopo giorni di lavoro, di
ricerca, di particolari selezionati, di sogni rievocati, fabbricati. Un mondo originato
dalla tecnica digitale per quest’artista che colleziona vecchie fotografie, da cui
sceglie i soggetti delle sue stampe. Immagini e disegni che scansiona, cui
aggiunge e/o toglie elementi, che modifica, che ricompone con grande maestria
attraverso l’uso di Photoshop. Conigli albini, edere rigogliose, variopinte
farfalle, piccoli roditori, curiosi porcospini, improbabili banchetti. Alberi
che si sollevano da terra, alla maniera di Jorge Mayet, farfalle che avvolgono corpi di
luce, edere che fasciano una figura di donna, farfalle blu, farfalle viola:
simbolo dell’anima che esce dal corpo, anello di congiunzione fra il tempo e
l’eternità.
È il linguaggio di un inconscio gestito dalla ragione, al
di là dei limiti della mente, in un fluire creativo che non deve fare i conti
con la realtà. Ricordi, paure, incertezze, forse ossessioni, travestimenti del
reale, libere associazioni di idee. È ciò che partorisce la creatività di
Taylor, laureata in filosofia a Yale, illustratrice di una storia che avrebbe
potuto scrivere lei stessa: quella di Alice. Nella lucida consapevolezza della
sua sfrenata libertà, ad alimentare l’immaginario che unisce il reale con
l’ideale, a produrre magari ciò che Taylor ha visto nel mondo delle idee.
Immagini che sembrano dipinti e talvolta ricordano Max
Ernst: la vista
si interroga, la ragione si pone domande. Poi, una grande raffinatezza
estetica. Immaginazione come aspetto dell’essere, respiro dell’anima.
mostra visitata il 15 maggio 2010
[exibart]
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